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La Teramo industriale entra nel club dei produttori del ricco Nord-Est PESCARA. Cinquant'anni fa, era esattamente il 1957, Guido Piovene venne in Abruzzo per il suo celebre Viaggio in Italia. Trovò una regione dove mancava tutto, ma dove tutto era in movimento. Tra le città Piovene fu colpito dalla vivacità di Pescara. Una vera città di frontiera, una città affluente - annotò - l'unica della regione che riuscisse a vincere la storica propensione centrifuga degli abruzzesi. Pescara in quell'epoca attraeva e accoglieva. E si preparava a diventare la capitale economica della regione (sul dualismo con L'Aquila Piovene conveniva che ogni stato ha due capitali, quella amministrativa e quella economica, arrivando a paragonare L'Aquila a Washington, e Pescara a New York). Cinquant'anni dopo, il rapporto del Censis-Upi, che qui presentiamo, dà ragione alla capacità di analisi del grande scrittore veneto, classificando le province della regione tra quelle più vivaci e produttive del Centro-Nord. Il Censis ha diviso le province italiane in cinque gruppi sulla base di 154 indicatori, di cui 114 di carattere socio economico e 40 individuati in base alla struttura della finanza locale. Le categorie hanno titoli suggestivi ma efficaci, com'è nello stile dell'istituto di ricerca: 1) le province della densità affluente del Centro-Nord; 2) le province della solidità industriale; 3) le province dell'Italia mediana, 4) le province del Mezzogiorno in transizione; 5) le province della rarefazione soggettuale e della dipendenza. Secondo lo studio del Censis le province abruzzesi appartengono ai primi tre gruppi, quelli più forti, con Pescara collocata nella èlite delle Province più avanzate. Appartiene al secondo gruppo Teramo che si conferma territorio dal forte tessuto produttivo. Seguono L'Aquila e Chieti nel terzo gruppo, confermando l'uscita definitiva della regione da quel Mezzogiorno dal quale già l'Unione europea aveva provveduto da tempo a cancellarla, abolendo gli incentivi dell'Obiettivo 1. DENSITÀ AFFLUENTE. Il primo gruppo è rappresentato dunque dalle province della densità affluente. Il Censis chiama così i territori caratterizzati dalla presenza di un comune metropolitano o comunque da vaste aree fortemente urbanizzate. Si tratta di 17 province in cui vivono 16,6 milioni di abitanti, pari al 28,3% della popolazione italiana. Sono in gran parte collocate nella circoscrizione settentrionale del Paese. Tranne quattro e tra queste c'è Pescara. Il gruppo, spiega il Censis, presenta un elevato tasso di vitalità socio-economica, una maggiore densità abitativa ma anche un più alto tasso di criminalità rispetto alla media provinciale nazionale. Il capitale umano è più scolarizzato e c'è un più elevato livello dei consumi culturali e turistici. Dal punto di vista della ricchezza c'è un reddito pro capite più alto della media, alti depositi e impieghi bancari per abitante, una spiccata concentrazione del valore aggiunto prodotto nel commercio, una forte dinamica imprenditoriale, e un più ridotto tasso di disoccupazione. SOLIDITÀ INDUSTRIALE. Teramo appartiene al secondo gruppo, quello della solidità industriale, fortemente caratterizzato dagli indicatori economici, che attestano innanzitutto, dice il Censis, «una rilevante presenza del settore manifatturiero in termini di valore aggiunto prodotto». Meno forte è invece la quota di Pil riferibile al settore del commercio e dei servizi. A questi indicatori si aggiunge l'elevato valore delle esportazioni e la netta propensione all'impiego dei risparmi in investimenti produttivi. Il gruppo è formato da 19 province, in cui risiedono più di 11,4 milioni di abitanti, pari al 19,5% della popolazione nazionale. È, dice il Censis, «il cuore produttivo del Paese», nel quale vediamo rappresentato tutto il Nord-Est e nel quale Teramo è unica provincia del Centro assieme ad Ancona e Prato. Queste province si contraddistinguono anche per l'incremento della popolazione residente registrato negli anni 2000-2005, e per la consistente presenza di stranieri. L'ITALIA MEDIANA. Il terzo gruppo è quello costituito dalle province italiane caratterizzate dalla "medianità", non solo geografica, ma anche come bilancio delle performance economiche e di sviluppo: sempre poco sopra o poco sotto le medie nazionali. A questo gruppo appartengono 30 province, dove però vive solo il 15,5% della popolazione italiana (9 milioni di persone). Nel gruppo figurano le province piemontesi (ad eccezione di Torino), alcune province dell'arco alpino (Sondrio, Belluno), il prolungamento friulano delle province di Pordenone, Udine e Gorizia, ma soprattutto l'Italia centrale (Toscana, Umbria, alto Lazio), gran parte delle province marchigiane e le due abruzzesi Chieti e L'Aquila. Questi territori hanno una discreta vivacità e dinamica socio-economica e, per un altro verso, un basso livello di densità abitativa, un pronunciato processo di invecchiamento demografico. Restano gli altri due gruppi. E qui entriamo in pieno Meridione. Sono le province del "Mezzogiorno in transizione", una posizione di cui l'Abruzzo è stato capofila per decenni, e infine le province della "rarefazione soggettuale e della dipendenza", una realtà dalla quale dovremmo esserci definitivamente affrancati. |