Data: 24/07/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Stop ai «precari a vita» Il governo vuole limiti al lavoro a chiamata nato per i professionisti e usato anche per i manovali

Mai più contratti a termine oltre i trentasei mesi

ROMA. E' cominciato poco dopo le 18,30 il vertice a palazzo Chigi sul welfare e le modifiche alla legge Biagi. «Un protocollo storico, che sarà presentato da noi in una data storica, il 23 luglio», ha esordito il presidente del consiglio Romano Prodi, alludendo alla data della trattativa sulla concertazione del 23 luglio '93, che ha vincolato gli aumenti salariali al costo della vita.
Effettivamente il governo ha dato prova di buona volontà e di voler risalire la china dei dissensi sull'intesa per le pensioni. I leader sindacali si sono trovati di fronte a incentivi per l'occupazione e a modifiche alla legge Biagi, che la Confindustria non voleva ritoccare in niente. Ad esempio tutti i lavoratori giovani che ora stanno soffrendo di una precarietà senza limiti di tempo, avranno la possibilità di avere un lavoro stabile. Ha spiegato Cesare Damiano, ministro del welfare, che il governo «punta ad intervenire sui contratti a termine rendendo più difficile reiterarli oltre i 36 mesi. Se si supera questo termine, il contratto dovrà essere stipulato presso la direzione provinciale del lavoro. Se non si rispetta la procedura, il nuovo contratto si considera a tempo indeterminato». Cioè un lavoratore dopo 36 mesi dalla prima assunzione dovrà entrare nell'organico di un'impresa oppure essere licenziato. Si metterà fine in questo modo agli adulti «precari» a 40 anni, sempre che la nuova azienda non sia recidivante e cioè non prenda il lavoratore per altri 36 mesi e così via fino all'età della pensione.
Inoltre verrà abolito il lavoro a chiamata, nato per i liberi professionisti e finito invece per manovali comuni che dovevano ripulire un'azienda. Sarà messo in discussione e analizzato dai sindacati l'ipotesi di togliere anche lo staffleasing, parola per indicare l'assunzione di un'intera squadra per mettere a segno un obiettivo. Tradotto in termini aziendali, lo staffleasing ha sempre permesso di creare un reparto fuori dall'economia aziendale. Resta invece lo splitjob, cioè la divisione di un incarico tra due persone che di comune accordo coprono l'intero arco dell'orario di un turno.
Esisteranno una serie di misure che dovranno favorire la contrattazione integrativa (o di secondo livello), venendo incontro alle richieste della Cisl che insiste per legare il salario alla produttività e alle condizioni esterne, mentre la Cgil chiede che comunque tutti i lavoratori siano tutelati da norme contrattuali nazionali che devono essere valide anche nelle piccole aziende.
Lo Stato offrirà un contributo di 150 milioni di euro l'anno per venire incontro alle spese delle imprese. «A questo proposito verrà costituita una commissione tra governo e parti sociali con l'obiettivo di definire le modalità tecniche entro il 15 settembre 2007», si legge nel protocollo.
Una novità assoluta resta il capitolo degli incentivi. Damiano ha chiesto un contributo di 300 milioni di euro per far passare la quota di esenzione dalle tasse degli strordinari dal 3 al 5 per cento per i lavoratori. Per le industrie viene eliminata la contribuzione aggiuntiva (ora tra il 5 e il 15 per cento) per gli straordinari, misura che ha avuto il dissenso di Guglielmo Epifani (Cgil) perchè disincentiva le imprese ad assumere altri lavoratori. Inoltre sono previsti incentivi per le imprese che assumono giovani sotto i 30 anni e, novità assoluta, anche per quelle che assumono donne sopra i 50 anni.
Gli incentivi (non ancora quantificati) per assumere le donne sopra i 50 anni significa voler prendere una decisione sociale importante perchè spesso le donne hanno cominciato ad avere contributi pensionistici più tardi degli uomini e quando si trovano senza lavoro devono aspettare dieci anni per prendere un euro di pensione.

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