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La notizia merita attenzione: Berlino ha deciso di mettere sul mercato il 30% di Deutsche Bahn, ossia la propria società delle ferrovie. Sarebbe come se da noi si mettesse in vendita il 30% di Fs, per capirci. Con la differenza che Berlino - forse - potrebbe incassare fra i cinque e i sei miliardi di euro, mentre il governo dalle nostre Fs potrebbe cavare ben poco, salvo risparmiare qualcosa. E tuttavia la notizia è interessante perché per come sono organizzati i trasporti tedeschi, la società è ancora proprietaria della rete e delle infrastrutture. Un modello integrato che noi italiani abbiamo abbandonato da tempo. Ma mentre Berlino vende un pezzo di azienda, integrata ma con i conti in ordine; Roma si tiene una holding, dove in omaggio ai principi del liberismo chi gestisce la rete è soggetto diverso da chi gestisce il servizio, ma che non riesce a non fare debiti. Ancora una volta, quindi, i modelli teorici sono una bella cosa, ma quello che fa la differenza sono gli uomini che li fanno vivere. La Germania prova dal 1994 a vendersi la società delle ferrovie. Ma finora le resistenze del mondo sindacale e della politica hanno avuto la meglio. Ci volevano le larghe intese della Merkel per far tornare d'attualità il dossier. Ma certo rimane aperta l'incognita su chi potrebbero essere i soggetti interessati a investire così massicciamente sulle ferrovie. Si parla di investitori strategici, come i fondi. Ma anche come quel tal plutocrate americano, Warren Buffet, che qualche mese fa ha investito miliardi di dollari per comprarsi una società ferroviaria americana. Mica è detto che le ferrovie nel mondo debbano andare male come le nostre. |