Data: 25/07/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«La Regione non può cancellarci» Roberti: Il nostro ruolo è riconosciuto dallo Stato. La replica: «Quegli enti vanno aboliti». D'Alessandro: assurdo mantenerne in vita cinque

PESCARA. Levata di scudi dei consorzi di bonifica contro la riduzione dei cinque consorzi esistenti a uno solo. Il taglio è previsto nel progetto di riforma del consigliere regionale Camillo D'Alessandro. «E' una pia illusione», accusa il presidente dell'Unione regionale delle bonifiche dell'Abruzzo, Roberto Roberti, «pensare che con la riduzione del numero si razionalizzino i consorzi». Si tratterebbe, invece, secondo Roberti di «autoritarie riunioni che snaturerebbero la fisionomia dei consorzi recepita dal vigente ordinamento, peraltro non modificabile con legge regionale». Anche perchè, fa notare Roberti, il ruolo dei consorzi di bonifica è confermato da una legge dello Stato che vincola anche il legislatore regionale.
La riforma, a parere dell'Unione regionale delle bonifiche, mette dunque in discussione la natura stessa dei consorzi. Sono «associazioni di proprietari che si uniscono per fare insieme ciò a cui da soli non potrebbero provvedere», che non potrebbero esistere senza lo spirito di associazione dei soci, che verrebbe meno con la costituzione di un «comprensorio disomogeneo come quello unico regionale». Con il rischio di perdere l'esperienza accumulata dai consorzi nella tutela dell'ambiente, nel contrasto alla siccità e nell'irrigazione.
La critica alla riforma è punto su punto. A D'Alessandro, che aveva accusato i consorzi di aver perso competenze negli anni ma, nel contempo, di essersi «indebitati portando poi i conti in rosso alla Regione», Roberti risponde che «i conti non erano squilibrati a causa di sperperi e cattiva amministrazione: i consorzi si erano indebitati per opere e attività pubbliche in ordine alle quali non avevano avuto i rimborsi da parte dello Stato e della Regione».
Ente, quest'ultimo, che non avrebbe nemmeno, come dovuto, coperto tutti i debiti, lasciandone il 17% ai consorzi, che li hanno poi ripianati con la contribuzione privata di bonifica. In ordine a quanto versato dagli agricoltori consorziati, infine, Roberti chiarisce che si tratta di contributi pagati soltanto da chi usufruisce dei servizi consortili, non così cari come affermato da D'Alessandro. «Nella Val di Foro si pagano da 48,91 a 92,96 euro l'anno per ettaro, e comunque la contribuzione privata di bonifica va progressivamente calando in tutti i comprensori, con la prospettiva di ridurla ancora del 25%».

«Quegli enti vanno aboliti» D'Alessandro: assurdo mantenerne in vita cinque

PESCARA. «Sono pronto a organizzare una raccolta di firme sulle spiagge e nelle piazze dell'Abruzzo a sostegno della mia proposta di legge sui consorzi di bonifica».
Il consigliere regionale della Margherita Camillo D'Alessandro è deciso a portare fino in fondo il suo progetto di riforma e attacca a testa bassa l'Unione regionale delle bonifiche per le critiche avanzate, che definisce «solo una difesa di casta».
«I Consorzi sono stati istituiti per la prima volta nel 1931», spiega D'Alessandro, «e da allora sono cambiate tante cose. Soprattutto dopo la riforma del 1996, che ha trasferito molte delle loro competenze alle Province e alle Comunità montane. Oggi ai consorzi sono rimaste solo competenze irrigue, ed è semplicemente assurdo che in Abruzzo ce ne siano cinque quando ne basterebbe soltanto uno, date le limitate dimensioni del territorio regionale e le scarse competenze rimaste».
Se il presidente dell'Unione regionale delle bonifiche Roberto Roberti dice che i consorzi sono depositari di secoli d'esperienza nel campo delle bonifiche e della difesa del suolo, D'Alessandro è di tutt'altra opinione: «Le bonifiche sono inesistenti e le infrastrutture sono ferme da anni. La verità è che a difendere i consorzi sono solo i pochissimi che puntualmente organizzano "truppe cammellate" per farsi eleggere nei consigli d'amministrazione». Facilitati in questo, secondo D'Alessandro, dalle regole elettorali. «Perchè le elezioni siano valide basta che vi partecipi il 10% degli associati e così gli organi di gestione non sono mai espressione della maggioranza dei consorziati», attacca il consigliere, «se andassimo a vedere quanti, negli ultimi anni, sono stati i votanti rispetto alla totalità, riusciremmo a spiegare anche le migliaia di cause perse con i consorziati».
D'Alessandro dice di riconoscere il ruolo dei consorzi e di volerli soltanto razionalizzare: «Non dico che sono dei carrozzoni inutili nè che devono essere aboliti», precisa, «ma la Regione sta facendo il suo mestiere coerentemente con quanto sta facendo con tutti gli altri enti. Nell'ottica di migliorarne il funzionamento, riteniamo solo che i consorzi debbano essere più snelli».
Si dice pronto a discutere la sua proposta di legge con tutti i soggetti interessati, «ma a patto che ciascuno faccia la sua parte, senza chiudersi a riccio». Perchè «se qualcuno ritiene che di fronte al risanamento mancato, alle opere pubbliche ferme da anni e alle cause dei consorziati la politica non debba intervenire, lo fa in mala fede».


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