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ROMA. Tempesta nell'Unione sul protocollo pensioni-welfare, anche se, assicura il presidente della Camera ed ex-segretario del Prc, Fausto Bertinotti non si è «nel '98, perchè anche chi è contrario alle proposte del governo, ha sottoscritto lo stesso programma. Non ci sono posizioni antagoniste». La prima conseguenza è che la spaccatura all'interno della Cgil ha indotto i segretari confederali di Cisl e Uil a rinviare la consultazione degli esecutivi unitari, rinviati ai primi di settembre. Proprio da Rifondazione e dal Pcdi viene l'opposizione più dura. Il ministro Paolo Ferrero ha commentato duramente la non-emendabilità del provvedimento. «Ho appreso soltanto dai giornali delle proposte immodificabili avanzate dal governo in materia di mercato del lavoro. La mia prima reazione è che le proposte sono assai diverse da quanto era previsto dal programma dell'Unione». Viene un consenso, anche se preoccupato per le risorse economiche che si devono trovare per superare lo scalone (il passaggio improvviso dai 57 ai 60 anni voluto dal passato governo), dalla Confindustria. Il presidente Luca Cordero di Montezemolo annuncia di aver convocato per stamane una riunione straordinaria del consiglio direttivo «per una valutazione complessiva. Oggi posso dire che ci sono elementi positivi in tema di produttività e di conferma della flessibilità». Secondo il presidente degli industriali «eliminare la sovracontribuzione sul lavoro straordinario era una richiesta della Confindustria». Anche per quello che riguarda «i contratti a termine non cambia nulla tranne un intervento correttivo che abbiamo condiviso per evitare abusi». Quindi se il superamento dello scalone non era per gli industriali una priorità, il giudizio è complessivamente positivo. Emma Bonino invece insiste sulla necessità di alzare l'età pensionabile delle donne, pena un richiamo della Ue. Nella Cgil pesa il "no" secco di Rifondazione a tutto il protocollo del governo. Il segretario Franco Giordano chiarisce che «si tratta di una proposta che non ci convince per niente». Non solo. «Adesso - ha aggiunto - si apre un conflitto e dall'esito di questo conflitto dipenderà il nostro voto». Anche Oliviero Diliberto (Pcdi) ha sparato a zero contro il protocollo del governo sul welfare affermando che «continua la menzogna nei confronti dei lavoratori, ai quali spetterà l'ultima parola». La sinistra di Fabio Mussi non è d'accordo sull'impostazione del documento sul welfare e sulla competitività tutto basato sulle agevolazioni fiscali per le aziende e non facendo riferimento alla ricerca e all'innovazione, riferimento che avrebbe dato una nota di modernità al documento». Giudizio negativo anche dai Verdi. Il risultato è stato un direttivo della Cgil che ha riverberato le divisioni nella sinistra. Quindi il sì all'accordo è avvenuto con 92 voti, una mozione di minoranza ha ottenuto 22 voti, otto sono stati gli astenuti e un "no" da Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom. Al termine di un lungo direttivo notturno, durato sei ore, è stata decisa una lettera a Romano Prodi nella quale si motivano le resistenze all'accordo. Un sì sofferto quello della Cgil che ha voluto consentire alla rivalutazione delle pensioni più basse, all'aumento dell'indennità di disoccupazione e ai vantaggi dati ai giovani. Critiche a pioggia invece per la parte riguardante la modifica dello scalone vincolata ad un aumento dell'età pensionabile, il ripensamento e la consultazione sullo staff-leasing, i contratti a termine e la sovra-contribuzione degli straordinari. |