Data: 26/07/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Visco: meno tasse già con la Finanziaria. «Le entrate aumentano, possiamo cominciare a tagliare». Ma il Tesoro frena

Il viceministro annuncia: giù l'Ici (che però «non è una priorità»), poi assegni alle famiglie numerose e aiuti alle imprese

ROMA. Due miliardi in più di entrate fiscali anche rispetto al recente Dpef (da 9 a 11). Lo annuncia Vincenzo Visco, viceministro all'Economia, e aggiunge: «E' necessario che i primi passi di riduzione del carico tributario possano avvenire con la Finanziaria 2008». Lui sarebbe per tagliare dall'anno prossimo, ma il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, lo stoppa: «Troppo presto».
A fianco di questo la necessità dell'approvazione in tempi rapidi, magari facendola di nuovo diventare un «collegato» alla Finanziaria, della riforma delle aliquote sulle rendite col passaggio al 20% di quella sugli affitti.
Ma sull'Ici Visco dice anche che il taglio adeguato costa 1 punto di Pil e che «non è per me una priorità».
Su cosa fare dei soldi in più nel centrosinistra si apre il dibattito con il ministro della Solidarietà sociale Ferrero che mette subito le cose in chiaro: «Il modo in cui utilizzare queste risorse dovrà essere deciso collegialmente da tutta la maggioranza. Non è un fatto privato del Partito democratico». Ed Enrico Boselli, segretario dello Sdi, chiede che «il governo si impegni a non mettere nuove tasse». «E' propaganda politico-elettorale», dice secco Gianni Alemanno, An.
52 pagine di brevi concetti (10-12 linee a pagina), di tabelle, per spiegare ai deputati cosa è accaduto dal 2006 ad oggi, cosa vuol fare il governo e come nel campo della politica fiscale. Con una linea guida generale: lotta all'evasione. E con una proposta che riguarda direttamente la Guardia di Finanza: «Occorre potenziarne l'attività e coinvolgere gli uomini nei meccanismi di incentivazione», dice Visco.
«L'evasione fiscale è un fenomeno pandemico - spiega il viceministro - molti sono i contribuenti onesti, ma l'evasione fiscale in Italia è doppia rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, e quadrupla rispetto ad Austria, Irlanda e Olanda. Fra i paesi Ocse abbiamo un 60% di evasione in più rispetto alla media». E' sommerso il 17-18% di Pil, ovvero 230-245 miliardi di euro sottratti a tassazione, il che significa 100 miliardi (7% del Pil) di mancate entrate. «Se l'evasione fiscale scomparisse o fosse ridotta in modo consistente - dice ancora Visco - si potrebbe abbassare il carico fiscale del 15-20%, non ci sarebbe concorrenza sleale tra imprese, il sistema sarebbe più efficiente e competitivo».
La lotta all'evasione - spiega Visco - ha già cominciato a dare frutti consistenti. Il caso più eclatante viene dall'Iva. Nel 2006 sono entrati nelle casse dello stato 9,3 miliardi in più rispetto al 2005. Il 49% di questi vengono dalla crescita economica, ma il resto è frutto della lotta all'evasione con 4 miliardi e 200 milioni che vengono dall'ampliamento della base imponibile. Fra le misure di successo per la lotta all'evasione - insiste il viceministro - anche la direttiva volta a svelare un doppio inganno: i controlli sulle aziende che chiedevano i rimborsi Iva ha permesso di scoprire il 33% in più di Iva evasa.
La strategia messa in piedi dall'Agenzia delle entrate punta su controlli nei confronti delle grandi imprese e delle società di capitali, sulle frodi Iva e sulle indagini fiscali. Un uso delle indagini finanziarie per gli accertamenti unito ai controlli su ricevute e scontrini fiscali.
In particolare i controlli sulle grandi imprese (cresciuti del 21%) hanno portato a un recupero del 200% di imposta.
Così come la maggiore imposta accertata sui controlli delle società di capitali vale un aumento del 41%. «Occorre - dice ancora Visco - che le risorse necessarie alla riduzione del carico fiscale siano compensate da interventi di riduzione della spesa primaria». Non è facile, aggiunge: «E' come rimettere il dentifricio nel tubetto».

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