Data: 27/07/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Alitalia, esclusa la liquidazione. Padoa Schioppa ribadisce: venderemo la quota di controllo

ROMA. Riunione su Alitalia ieri sera a Palazzo Chigi. C'erano Prodi, il ministro dei trasporti, Bianchi e quello dell'economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Quest'ultimo, in mattinata, aveva riferito in Parlamento, spiegando che il governo non cambia idea e, dopo il fallimento della gara per la privatizzazione della società, punta comunque a vendere la quota di controllo della compagnia. Il ministro ha subito escluso di voler procedere alla liquidazione di Alitalia. «Non ci sono i presupposti giuridici», ha detto. E allora? Quali saranno le prossime mosse?
Padoa-Schioppa spiega che ci sono due strade percorribili: la trattativa privata e la procedura competitiva. «La trattativa privata - dice - significa scegliere i compratori, trattare con loro e fare quindi una trattativa con interlocutori già individuati. Invece la procedura competitiva è quella che abbiamo già seguito. La trattativa privata è quella che farebbe qualunque soggetto privato perché permette di fare un abito su misura, di non dare spiegazioni e discutere con il compratore il piano e le condizioni. La procedura competitiva ha il rischio di non essere efficace, ma il vantaggio di essere molto più trasparente».
Il ministro ha riconosciuto che forse erano troppe le condizioni poste nella procedura di gara. «Anche quelle che abbiamo giudicato irrinunciabili dovranno essere riconsiderate - dice il ministro - e questo vuol dire che dovremo abbassare alcuni ostacoli. Questo è quello che stiamo studiando in questo momento».
Il ministro ha anche espresso «solidarietà e simpatia» ai lavoratori Alitalia ed ha aggiunto che «il ritiro di Air One è stata una sorpresa, nel senso che il governo aveva preso l'impegno di farsi carico dell'impatto sociale di una ristrutturazione».
Immediate le repliche dell'opposizione.
«Le parole di Padoa-Schioppa - dice Angelo Sanza di Forza Italia sono imbarazzanti. Il ministro non chiarisce lo stato, a nostro avviso gravissimo, in cui versa Alitalia. La gara promossa sette mesi fa è stata un fallimento e il ministro non ha spiegato le ragioni che hanno spinto Air One a rinunciare quando, ormai, era vicina al traguardo». «Ora - dice Sanza - restano incerti gli scenari industriali e finanziari e la compagnia continua a perdere milioni». I sindacati, invece, chiedono un confronto con il governo e, senza mezzi termini, lanciano l'idea di un aumento di capitale (necessario per riequilibrare i conti della società). Ma il governo ha già detto non voler sottoscrivre la propria quota (il 49%).

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