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Il premier. Il protocollo non si tocca, ma potrà essere migliorato in Parlamento ROMA.Nessuno strappo, ma neanche «passi indietro» da parte del presidente del Consiglio Romano Prodi: il protocollo sul welfare deve essere firmato e sarà possibile «migliorarlo» nel corso dell'approvazione delle Camere, anche se questa non sarà una passeggiata e le eventuali correzioni dovranno trovare una maggioranza parlamentare. La posizione del premier è stata illustrata dal suo portavoce Silvio Sircana e ha subito suscitato le ire della sinistra radicale, in particolare di Rifondazione comunista, che con il suo segretario Franco Giordano torna a minacciare il suo «niet» all'accordo e un autunno di conflitto. Sircana in mattinata precisa che nell'incontro dell'altro giorno con i ministri dei Verdi, del Prc, del Pdci e della Sinistra democratica «Prodi ha confermato quanto già scritto nella lettera al segretario generale della Cgil, resa nota nei giorni scorsi, ribadendo la sostanziale non emendabilità del protocollo». In serata è il ministro del lavoro Cesare Damiano a dare la lettura corretta della «sostanziale non emendabilità» confermata da palazzo Chigi. Damiano ha sostenuto che «un accordo fra Governo e parti sociali è fatto di concertazione. E quello è l'accordo. Naturalmente si può scrivere meglio nel momento in cui lo si traduce in legge per dissipare eventuali umori o incomprensioni. Poi il Parlamento è sovrano e potrà decidere autonomamente quali ulteriori valutazioni, modifiche può fare». Il ministro ha assicurato che ora si tratta «di passare ad un'altra fase, quella della gestione della legge perchè in autunno ci aspettano molti lavori impegnativi per applicare molte parti di questo protocollo». Per lui resta «il migliore accordo sullo stato sociale da 20 anni a questa parte. Le risorse, 35 miliardi di euro in 10 anni, andranno alla parte debole del paese». I protagonisti dei malumori all'interno della maggioranza rilanciano. Chi ha detto che un provvedimento che passa all'esame del Parlamento sia immodificabile? «Non vogliamo procurare strappi interni alla coalizione, ma il protocollo del 23 luglio va migliorato e seguendo il programma di governo» ha risposto Alfonso Pecoraro Scanio a Sircana, anche perchè «inemendabile» non significa che «il Parlamento non possa migliorarlo nella parte che riguarda la precarietà». E ha concluso: «Se un testo è sostanzialmente inemendabile vuol dire che è anche sostanzialmente emendabile, ma sempre nella direzione del programma di governo». Più duro nei toni il segretario di Prc Franco Giordano il quale ha insistito che dall'esito della possibilità di cambiare il testo «dipende il nostro voto in Parlamento». E aggiunge: «Non nascondiamoci dietro ad un dito: su pensioni e mercato del lavoro c'è un contrasto nato dalla messa in mora del governo elettorale, in particolare dal fatto che si vogliano privilegiare il rapporto con la Confindustria e con le tecnocrazie monetariste». Il protocollo sul welfare, aggiunge, «noi lo emenderemo, il Parlamento è sovrano e spero che ci sia un rispetto delle istituzioni tale che non faccia esprimere il portavoce del presidente del Consiglio in spregio alle istituzioni». Anche il ministro di Rifondazione Paolo Ferrero usa toni bruschi: «Non ci rassegniamo. Ci sarà battaglia in Parlamento. Non ci rassegniamo ad una situazione in cui la Confindustria gongola per l'accordo e la Cgil non ne condivide, a ragione, i contenuti e i lavoratori faranno sentire la loro protesta». |