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ROMA. Francesco Rutelli sceglie l'affondo e agita ancora una volta le acque della maggioranza. La linea è chiara: l'accordo su pensioni e welfare è chiuso, le decisioni non si toccano, spiega, e dice anche no a quelli che considera «ricatti» della sinistra dell'Unione. Parole che pesano come macigni per gli alleati dell'ala radicale. La replica è univoca: con gli ultimatum si fa cadere il governo. Che il protocollo sia «sostanzialmente inemendabile», così come ha ribadito il portavoce del governo Silvio Sircana solo tre giorni fa, è la tesi condivisa dai maggiorenti del Pd. Certo, i Ds preferiscono toni più sfumati e non apprezzano fino in fondo quelli ultimativi dalla Margherita. Anche nelle parole del leader in pectore del Pd Walter Veltroni si intravede qualche cautela in più: «Quello sul welfare è un punto di equilibrio molto importante e non sono d'accordo con i cambiamenti che ne vogliono minare l'essenza e la sostanza», afferma. Poi però aggiunge: «E' un primo passo, ma la direzione è quella». La Quercia è convinta che occorra difendere il protocollo perchè è un buon documento e allo stesso tempo tenere aperta la porta del dialogo, come spiega la capogruppo dell'Ulivo Marina Sereni. La parola chiave sembra dunque mediazione, anche attraverso aggiustamenti durante l'iter parlamentare, come già spiegato dal ministro Damiano. Il Prc, fra i principali bersagli della requisitoria del sindaco di Roma, replica senza giri di parole: «La linea Rutelli - dice il capogruppo al Senato Giovanni Russo Spena - porta allo scontro». Non c'è nessun ricatto, protestano i Verdi, mentre Sinistra democratica è quella che più di tutti fa emergere il timore di nuovi scenari politici: la «vera fonte di instabilità politica per il governo Prodi», afferma il presidente dei deputati Titti Di Salvo, è chi «inveisce contro parti della maggioranza stessa, evocando per il futuro cambi di alleanze». Il dibattito sulle maggioranze variabili non appassiona invece i Comunisti italiani: il vero problema, dice il segretario Oliviero Diliberto è la lotta alla precarietà. Non è possibile rinviare i contratti a termine oltre i tre anni. |