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Il generale Sarkozy usa il pugno di ferro anche contro il diritto di sciopero nei trasporti provocando la furia dei sindacalisti francesi. Ieri infatti è approdata all'Assemblea nazionale l'ultima delle quattro riforme prioritarie che Nicolas Sarkozy aveva promesso se avesse vinto le elezioni. Riguarda il servizio minimo nei trasporti ed è la più controversa tra le quattro. Contro questa che viene valutata a sinistra come un attacco alla libertà di sciopero oggi manifesteranno i dipendenti dei trasporti che hanno trovato unitarietà. Per il governo, che ha già incassato il sì del Senato, si tratta solo di raggiungere "un equilibrio" tra il diritto di sciopero e di lavoro. Il socialisti lo definiscono invece "una regressione sociale" ed "un attentato preoccupante al diritto dei lavoratori". Sotto accusa in particolare l'obbligo di dichiarare la propria adesione allo sciopero almeno 48 ora prima dell'avvio dell'agitazione e l'obbligo del voto a scrutinio segreto per decidere cosa fare dopo otto giorni di sciopero. I sindacati riconoscono che il periodo estivo non è il più favorevole a questo tipo di confronti, tuttavia dicono che "non si può lasciare che il dibattito si sviluppi senza che i dipendenti interessati si facciano sentire". I sindacati dei dipendenti delle ferrovie francesi, tra i principali obiettivi della normativa, sono schierati unitariamente contro questa "operazione di comunicazione elettoralistica" che "non risponde alle preoccupazioni degli utenti". Il che, di sicuro, è da vedersi. Per la cronaca: mentre il primo ministro francese si prende la sue responsabilità e decide, da noi il famoso tavolo del riordino del tpl è sparito nelle nebbie preagostane. Qui, nous sommes italiens. Buone vacanze. |