Data: 03/08/2007
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Sprechi e rimborsi, i politici si dividono. La replica alla denuncia di Gian Antonio Stella.

Il governatore dell'Emilia Errani: «Le Regioni si muovono già verso scelte coordinate». Martini (Toscana): «Sommarimolti paragoni»

MILANO - Stipendi d'oro o retribuzioni tutto sommato ordinarie. Il mestiere di consigliere può rendere parecchio o molto poco. A seconda della Regione di appartenenza. Così, come evidenziato dall'articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere, il presidente del consiglio regionale pugliese guadagna quasi il triplo del suo omologo umbro. Mentre un consigliere marchigiano può contare su un pacchetto di diarie e rimborsi - esentasse - tre volte più basso d'un pari grado piemontese. Sull'argomento il governatore delll'Emilia Romagna Vasco Errani, che è anche presidente della Conferenza delle Regioni, ricorda che esiste già un patto intercostituzionale, siglato lo scorso 12 luglio (alla vigilia del sì del governo al ddl sui costi della politica) in cui Regione, Province autonome e non Comuni e Comunità montane si impegnano a perseguire obiettivi comuni finalizzati al contenimento dei costi delle Istituzioni.
Vasco Errani, governatore dell'Emilia (Infophoto)
«Abbiamo fatto un lavoro comune come presidenti delle regioni - dice Errani -. Ci siamo assunti l'impegno di attuare scelte di riduzione dei costi di funzionamento delle amministrazioni, anche introducendo parametri e standard in relazione al numero di consiglieri e alle relative indennità. Tutto ciò nel rispetto dell'autonomia dei Consigli - conclude - ma con la determinazione comune di fare scelte fra loro coordinate».
La firma del Patto era stata preceduta, il 31 maggio scorso, da un accordo più ristretto, siglato dai presidenti delle Regioni e dai rappresentanti delle Province autonome. Intanto, in attesa che le Regioni proseguano verso «scelte coordinate» sui tagli ai costi della politica, le difformità restano. Perché? Perché esistono Regioni virtuose che tengono le spese sotto controllo e altre meno attente e scrupolose?
AUTONOMIA - «In teoria - spiega Davide Gariglio, presidente del Consiglio regionale del Piemonte - le difformità esistono perché esiste un'autonomia prevista dalla Costituzione e ogni Regione si è fatta le proprie leggi in materia. L'importante è che i dati sulle retribuzioni dei consiglieri e dei presidenti siano stati resi pubblici: finora solo il Piemonte l'aveva fatto». Fino a quando la Conferenza dei consigli regionali, nei giorni scorsi, non ha optato per la trasparenza, pubblicando i dati sul sito www.parlamentiregionali.it. «Le differenze tra le regioni sono evidenti, anche se sotto la voce "stipendio massimo" è una cifra puramente teorica, relativa alla retribuzione un consigliere che abita nel luogo più lontano, viaggia ogni giorno e svolge attività istituzionale che comporta il massimo dei rimborsi. E comunque ritengo che i cittadini abbiano tutto il diritto di conoscere queste cifre perché ognuno possa giudicare?». Come dire che la pubblicità e la trasparenza può convincere i meno virtuosi a fare un passo indietro. «Ogni consiglio regionale prenderà le decisioni che vuole prendere. Noi in Piemonte abbiamo avviato da tempo un processo di contentimento della spesa. E presto pubblicheremo anche i dati sulle consulenze e poltrone nei consigli delle società partecipate», compresi i gettoni di presenza e gli emolumenti.
MARTINI - E proprio questo genere di autonomia è quella che rivendica anche il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini(audio).Perchè se è vero che essa «non deve essere usata per creare discrepanze dalle Regioni» è anche vero, dichiara Martini, che «in molte Regioni le iniziative per ridurre i costi sono già in essere, sono da tempo state assunte. Come presidente - spiega Martini - ho presentato un piano di riorganizzazione della macchina regionale che prevede, già dal prossimo autunno, il taglio di trenta enti».
Il governatore della Toscana Claudio Martini (Infophoto)
Ma dal governatore della Toscana arriva anche un affondo sulle valutazioni fatte da Stella sul Corriere. «Alcune sono inattendibili - dice Martini -. E spiega: si mette in croce per esempio la Valle d'Aosta perchè c'è un rapporto abitante-consigliere bassissimo. Ma è normale: la Valle d'Aosta è piccolissima. Bisognerebbe avere un consiglio regionale di tre persone per stare dentro una logica di rapporto abitante-consigliere paragonabile per esempio a quello della Lombardia».
DISPARITA' - Alle critiche di Martini si aggiunge la «sorpresa» del presidente del Consiglio regionale della Toscana, Riccardo Nencini(audio). per il tenore di alcune indennità. Facciamo dei nomi? «Per esempio Puglia, Abruzzo Val d'Aosta - spiega Nencini - sinceramente non mi aspettavo certi valori». Ma come si possono livellare - possibilmente verso il basso - i costi della politica nei parlamentini delle Regioni? «Abbiamo già fatto una proposta - dice Nencini - parametrare tutte le indennità e retribuzioni sulla Regione che adotta i parametri più bassi: ovvero la Toscana». Senza diarie, rimborsi spese e sprechi che gonfiano i costi della politica regionale. «Abbiamo calcolato che si risparmierebbero tra 30 e 40 milioni di euro all'anno. E - puntualizza il presidente - daremmo anche un bellissimo segnale al Paese». Perché queste difformità? Ci sono due ragioni - spiega Nencini - La prima è che nel 1970, quando le Regioni nacquero, tutti i consigli regionali si diedero un parametro comune per l'indennità da consigliere regionale, che era il 65% di quella parlamentare. Poi, nel tempo, molte Regioni lo hanno modificato, alzandolo. Alcune addirittura sono arrivate al 100%. Un'altra ragione sono i benefit collaterali: alcune ne hanno moltissime, altri di meno.
BILANCIO RECORD - La Sardegna, in base ai dati forniti dalla Conferenza dei consigli regionali, si gode il bilancio più alto. Ma il presidente del consiglio sardo Giacomo Spissu(audio).mette in chiaro che la cifra record (quasi 95 milioni di euro, ndr) è la diretta conseguenza della «lunga vita » della Regione. «Il bilancio - dice Spissu - è quello di una Regione a statuto speciale dal 1948, che ha quindi una vita, un numero di dipendenti e di consiglieri che portano nel bilancio costi non paragonabili a quelli di Regioni nate trent'anni fa. Va male - prosegue ironico - sommare le mele con le pere».
VIRTUOSI - L'Umbria contende alla Toscana la palma di Regione più virtuosa, almeno in termini di indennità attribuita ai consiglieri regionali: «Non ci sono né gettoni né benefit oltre all'indennità - spiega Mauro Tippolotti(audio).presidente del consiglio regionale dell'Umbria - Anzi chi è assente ingiustificato dai lavori istituzionali vede calare l'indennità, che in Umbria abbiamo commisurato a un ventesimo della retribuzione dei magistrati di Cassazione». Ma la riduzione dei costi della politica passa anche da altre misure: «Abbiamo già operato importanti razionalizzazioni nella struttura delle agenzie e della partecipate regionali».
SOCIETA' PARTECIPATE - «Ridurre gli emolumenti ai consiglieri regionali? Facciamo pure, ma allora riduciamo anche quelle dei parlamentari», alle cui retribuzioni gran parte delle indennità regionali sono commisurate. E' la proposta di Andrea Buquicchio, capogruppo del l'Italia dei Valori nel parlamentino del Piemonte. D'altra parte «anche le Regioni fanno leggi, e si lavora sodo». Ma Buquicchio resta scettico circa gli effetti della misura: «Non penso che lo sperpero si riduca in questo modo, è un po' demagogico». Più utile sarebbe intervenire sugli «apparati di sottogoverno», enti e società partecipate dal pubblico. «In Piemonte la holding regionale, la FinPiemonte, controlla 70-80 società, in ognuna di esse c'è una pletora di rappresentanti dei partiti - presidente, vice presidente e consiglieri - nelle società energetiche, dello smaltimento dei rifiuti, dell'acquedotto e via dicendo. E' quello il livello, che non ha nulla a che vedere con la democrazia, dove si deve intervenire».
PRECISAZIONI - Dai dati del sito della Conferenza delle Regioni, emerge tra l'altro che i presidenti del Consiglio e della Giunta regionale pugliese percepiscono uno stipendio massimo di 18.885 euro e che il Consiglio pugliese ha il numero più alto di gruppi consiliari. «Per quanto mi riguarda, busta paga alla mano - si legge in uno nota del presidente del Consiglio regionale della Puglia, Pietro Pepe - preciso che la mia indennità netta, comprensiva di indennità di carica e indennità di funzione, sfiora i 14mila euro». Pepe precisa inoltre che l'Assemblea da lui guidata «intende proseguire sulla via del contenimento della spesa e lo ha già fatto con una serie di iniziative che hanno anticipato quelle assunte a livello nazionale». Una precisazione anche dalla Basilicata: «Abbiamo commesso un mero errore di trasmissione: l'assemblea ha svolto 23 sedute in 142 ore (e non in 55, ndr)» ha chiarito la numero uno del consiglio lucano, Maria Antezza (audio).Nel sottolineare l'impegno profuso dall'assemblea regionale «che non è inferiore - ha detto - a quello di altri consigli regionali» Antezza ha anche ricordato la firma, lo scorso giugno, della Carta di Matera, un protocollo di impegno siglato dalle assemblea legislative delle Regioni e delle province autonome, finalizzato a consolidare le attività di controllo e di valutazione delle assemblee . Sulle discrepanze fra i costi dei vari consigli la presidente del consiglio lucano ammette di non aver avuto il tempo di verificare i dati che riguardano le altre Regioni, ma puntualizza: «I dati andrebbero comparati con attenzione. Si dovrebbero valutare le ore di seduta delle commissioni, andando però a vedere vedere quanti commissioni ci sono Regione per Regione»

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