Data: 07/08/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Servizi pubblici: è notte a Pescara

Signor direttore, mi chiamo Pia Riga, cittadina di Milano dagli anni '60, ma nata a Pescara settantrè anni fa. Al mio annuale ritorno "in patria" ho provato una crudele disillusione per la totale mancanza di mezzi pubblici nel piazzale antistante la stazione. Giunta alle 22.40 col treno 561, limitato a Pescara, mio marito ed io, insieme ad una ventina di viaggiatori ci siamo sentiti abbandonati come cittadini di seconda categoria, per l'assenza completa di taxi. Non ci aspettavamo la fanfara ma un minimo di servizio pubblico era perlomeno doveroso. Abbiamo atteso circa un quarto d'ora ma alquanto scettici circa l'eventualità che comparisse qualche taxi, con bagagli ci siamo recati alla fermata dell'autobus 38, ma anche qui sembrava che la parola d'ordine fosse "lasciamoli al loro destino!". Dopo un'attesa di circa 25', ci siamo dovuti rassegnare "obtorto collo" ad intraprendere a piedi il tragitto per raggiungere la nostra dimora (Via G. Pisano), un tragitto pieno di incubi per via della scarsa illuminazione in Via Bovio e degli incontri con individui poco raccomandabili che costellavano la nostra "passeggiata". Ho detto incubi ma era anche paura. Non voglio dilungarmi oltre. Cito solo il passaggio dell'autobus 38 verso le 23.30 vuoto e a forte velocità. Che dire, nel corso della mia esistenza a Milano non faccio altro che magnificare i pregi e le virtù della mia città natale, ma, mi creda direttore, che strascico di amarezza!

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