|
PESCARA. Il caso D'Amico spacca l'Ulivo. Nicola Crisci, deputato abruzzese dei Ds e membro della commissione finanze della Camera, difende l'operato dell'assessore regionale al bilancio, al centro delle polemiche scoppiate all'indomani dell'approvazione della legge omnibus. Il consigliere regionale della Margherita Camillo D'alessandro, invece, invita addirittura i suoi colleghi d'assemblea a «interrompere le ferie» per chiarire ai cittadini abruzzesi «come stanno le cose» sui conti della Regione. «L'assessore al bilancio di una Regione in crisi finanzaria», commenta Crisci, «segnala i rischi di una legge che aumenta i centri di spesa, e alcuni consiglieri ne chiedono addirittura le dimissioni. Davvero non si riesce a capire. D'Amico ha soltanto, e responsabilmente, espresso preoccupazione per un provvedimento che segnala il ritorno di quella cultura che negli anni'90 portò alla crescita incontrollata della spesa pubblica». La legge, secondo Crisci, non perseguirebbe alcun disegno organico di sviluppo. «Con le difficoltà che vive la regione per il piano di rientro sanitario», afferma, «le poche risorse che ci sono andrebbero utilizzate con rigore ed equilibrio, per portare avanti politiche di crescita serie e trasparenti. Invece saranno utilizzate dai consiglieri senza alcun criterio chiaro». D'Alessandro, però, proprio non ci sta a che D'Amico passi come l'unico politico attento agli equilibri di bilancio. «Io non mi faccio tagliare la faccia da D'Amico», attacca, «che tenta di fare apparire i consiglieri regionali come irresponsabili, mentre lui si presenta come un virtuoso attento all'etica dei conti. Se non c'è copertura, come mai il disegno di legge Omnibus approvato dalla giunta su sua proposta prevedeva 200mila euro per una caserma, 700mila euro per il progetto strategico Campo Felice e un milione e mezzo di euro a favore di un solo comune per una struttura polifunzionale? Se a impiegare i fondi globali è lui, va bene, se lo fanno i consiglieri per i Comuni, non certo per feste e sagre, ma per opere pubbliche, allora i consiglieri diventano "spartitori clientelari"». La lettera di D'Amico, secondo Crisci, è stata invece «un coraggioso grido d'allarme, che avrebbe dovuto trovare risposte, mentre alcuni consiglieri hanno chiesto le sue dimissioni perchè è stato assente al momento del varo della legge. Dimenticando, però, che D'Amico ha espresso le sue perplessità tre giorni prima della delibera del consiglio». |