|
L'AQUILA. Un regalo per le loro tasche e un aggravio di spese per la Regione. Oppure una svista dovuta alla confusione dell'ultimo consiglio regionale, che però non cambia molto la questione: a pagare sarà sempre l'ente pubblico. Sta di fatto che prima delle vacanze i consiglieri regionali, quelli di maggioranza di centrosinistra con il beneplacido di quelli di centrodestra, hanno deciso di modificare la legge regionale 41 del 1973, e non pagare la trattenuta sulla reversibilità dell'assegno vitalizio di circa 280 euro mensili. Spesa che finora e per legge è stata a carico dei consiglieri. Almeno di quelli che hanno scelto che alla loro morte il vitalizio, maturato in seguito all'attività di consigliere regionale, sia percepito al 50% dalla moglie o dai figli. Così prima delle vacanze, (la Regione riaprirà i battenti il 10 settembre), confidando nell'oblio delle tonnellate di carte prodotte dal Consiglio che avrebbero di certo sepolto la legge Omnibus, i consiglieri hanno deciso di fare questo ritocco. Pensione, chi paga? Fuori dal linguaggio burocratico è presto spiegato. Quando un cittadino si butta in politica e viene eletto consigliere regionale è tenuto a dire «entro 60 giorni» se vuole accedere alla pensione di reversibilità. Dopo la comunicazione è tenuto però a pagare «una quota aggiuntiva del 25% del contributo obbligatorio», circa 280 euro al mese. La scorsa settimana, invece, i consiglieri nel ritoccare la norma hanno abolito l'obbligo della «comunicazione», quindi non più entro 60 giorni, ma «entro il periodo del mandato consigliare». Il consigliere può ricordarsi, così anche alla fine dei cinque anni e dire, «va bene, scelgo la reversibilità». Sì, ma a quel punto chi pagherà le 280 euro al mese per i passati cinque anni? La modifica, oltre allo slittamento temporale, non lo dice. Così la norma è monca e tutto lascia supporre che a pagare i 280 euro al mese sarà la Regione. Secondo calcoli, se tutti i quaranta consiglieri aderissero alla reversibilità sul groppone della Regione ci saranno alla fine di questa legislatura da pagare 700 mila euro. Norme confuse Il ritocco è inserito tra le pieghe della contestatissima legge Omnibus «arricchita» dai finanziamenti a pioggia a circa 200 Comuni e qualche parrocchia e associazione. Legge approvata nella notte tra venerdì e sabato scorso con i voti del centrosinistra, che già tante polemiche ha suscitato. La modifica dell'articolo 70, che riproduciamo nella tabella accanto nella versione approvata dal Consiglio è confusa e si presa a molti dubbi. Punto primo: nella modifica non viene chiarito chi deve pagare la trattenuta relativa alla reversibilità dall'inizio del mandato fino al momento della scelta. In secondo luogo non si indica se e in che maniera devono essere pagati gli arretrati da parte di un consigliere che nella fase finale del mandato opta per la reversibilità. La decisione del Consiglio innesca dubbi, problemi amministrativi e contabili con un'altra potenziale spesa non coperta, destinata ad aggravare la già difficile situazione dei conti regionali. I dubbi dei funzionari Difficile cercare spiegazioni nella struttura amministrativa del Consiglio regionale, alla luce della confusione che regna nel testo approvato in Consiglio. Sembra che la legge e l'elenco dei comuni finanziati a pioggia sia in fase di assemblaggio. Testo negato Tanto è vero che il presidente del Consiglio regionale Roselli avrebbe negato il testo definitivo anche all'assessore regionale al Bilancio Giovanni D'Amico. E sulla reversibilità, inoltre, ieri due alti dirigenti del Consiglio regionale non sono riusciti a chiarire la natura e le finalità del famoso articolo 70 dell'Omnibus, che modifica la legge 41. Questa la situazione delle indennità e delle trattenute dei consiglieri. Attualmente i consiglieri percepiscono una indennità lorda di 7.274 euro. La trattenuta per l'indennità di fine mandato è di 290,69 euro, quella per la reversibilità 278,63 e quella per l'assegno vitalizio, cioè la pensione cumulabile con le altre è di milla 114,52 euro. All'emolumento lordo però bisogna aggiungere le indennità di carica più altre 3 mila 100 euro come quota forfetaria per le presenze in Consiglio e commissioni (12 sedute al mese per 200 euro) e per i rimborsi chilometrici. |