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PESCARA. Dietrofront sul taglio della trattenuta per la pensione di reversibilità dei consiglieri regionali. Ieri, dopo la pubblicazione sul Centro della norma sospetta che aboliva per i consiglieri il pagamento di 280 euro al mese per cinque anni, è arrivata la riscrittura dell'emendamento. Questa volta, si spiega chiaramente che la somma sarà versata dai consiglieri. La modifica taglia trattenute era stata presentata da Camillo D'Alessandro e Antonio Boschetti della Margherita e approvata in Commissione dal centrosinistra durante la votazione della contestatissima legge Omnibus. Interpellato al telefono Boschetti fa presente di aver firmato l'emendamento ma, nel riflettere osserva: «sinceramente non sapevo cosa contenesse di preciso». Per Boschetti l'estensore era D'Alessandro che ieri in tarda mattina ha sostenuto che la norma taglia trattenute non voleva favorire economicamente i consiglieri. Non volevo privilegi «Non c'era una intenzione di creare privilegi», racconta, «la mia iniziativa non avrebbe cambiato lo stato delle cose». Il ritocco però ha suscitato dubbi e sospetti: al termine dei cinque anni di legislatura, infatti, chi avrebbe pagato le trattenute dovute dai 40 consiglieri? La norma presentata da D'Alessandro, infatti, non indicava questo aspetto, tanto che negli uffici regionali si è sottolineato che la norma era monca al punto da esporre le casse regionali a nuovi aggravi di spesa. Ieri lo stesso D'Alessandro ha fatto un passo indietro ed ha provveduto a fare un nuovo ritocco all'articolo 70. «Per fugare i dubbi, ho adesso ripresentato l'articolo 70», comunica D'Alessandro, «la comunicazione di accesso alla reversibilità deve aver luogo entro un anno dalla conclusione del mandato di consigliere». Sulle somme da pagare la riscrittura ora appare chiara, tanto che d'Alessandro dice di averla riscritta al «fine di evitare interpretazioni forvianti ed aiutare gli uffici ad applicare correttamente la norma». Adesso, infatti, si sa chi deve pagare. Pagheranno i consiglieri «Gli uffici», recita la riscrittura fatta ieri, «provvedono a recuperare le somme aggiuntive, a titolo di reversibilità, a partire dalla data di insediamento del consigliere regionale e per tutto il periodo del mandato consigliare pena la decadenza del beneficio». La notizia del taglio delle trattenute ha suscitato la reazione dell'opposizione di centrodestra che pur fuori tempo massimo, ha preso le distanze dal provvedimento varato dal centrosinistra. Per An è Fabrizio Di Stefano a parlare. «Si cominci», dice, «dal riconoscere la paternità dell'emendamento inserito nella legge Omnibus che ha voluto introdurre un ulteriore inaccettabile elemento di privilegio per i consiglieri regionali». «Privilegio», rilancia Di Stefano, «frutto di una volontà targata centrosinistra e passato in commissione con i voti contrari dell'opposizione, fare nomi e cognomi non è elegante ma è certo che i firmatari dell'emendamento siedono tra i banchi della maggioranza». An, dovevamo controllare Di Stefano ammette pure che il centrodestra pensava ad altro, «con questo non voglio dire che tutti fossero a conoscenza dei reali effetti che la norma avrebbe generato compresi noi di centrodestra che altrimenti avremmo reso più vibrante la nostra protesta». A Di Stefano ieri sera ha replicato lo stesso D'Alessandro rilanciando la proposta di soppressione dello stipendio dei consiglieri. Aboliamo i benefici «Sulla proposta di abolire i vitalizi dei consiglieri sono pronto e disponibile», propone il consigliere della Margherita a Di Stefano, «intanto mi sono occupato, nella mia veste di presidente della giunta del regolamento, di porre fine ad un antico andazzo di tutte le legislature, cioè l'assenza dei consglieri in aula e nelle commissione, con una proposta che prevede la decurtazione del gettone di presenza e dei rimborsi per quei consiglieri che non partecipano almeno al 60% delle votazioni della seduta. Con la mia proposta non sarà più possibile venire in aula o in commissione, prendere la presenza, ed andare via. Anche così si moralizzano i costi della politica. Norma semplice ed elementare, ma prima non è stato mai fatto. Di Stefano e An, potevano abolire privilegi e vitalizi quando alla Regione erano in maggiroanza ed avevano i numeri per farlo». |