Data: 10/08/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Oro Bankitalia: la Ue frena il governo. «Sulle riserve decide la Banca Europea». Stop anche da Dini, favorevoli invece Verdi e Pdci

BRUXELLES. Dalla Commissione Ue arriva un altolà al governo italiano sull'eventuale utilizzo delle riserve auree della Banca d'Italia: «Spetta solo alla Bce decidere, nella sua piena indipendenza», avverte Bruxelles. In piena sintonia con Francoforte, che - dopo le aperture del presidente del Consiglio Romano Prodi - ha frenato sull'ipotesi di ricorrere all'oro di Bankitalia: la regola del Trattato Ue che sancisce l'indipendenza della Bce e delle banche centrali va rispettata, ribadiscono all'Eurotower.
Non che la riduzione dell'elevato debito pubblico italiano non sia una preoccupazione dell'Unione europea. Anzi: il numero uno della Bce, Jean-Claude Trichet, e il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, hanno spesso insistito sulla necessità per l'Italia di abbattere il più velocemente possibile il più elevato debito pubblico d'Europa. Ma la strada indicata è un'altra: quella di un taglio netto alla spesa pubblica corrente e di un utilizzo di tutte le maggiori entrate, fiscali e non, per accelerare il risanamento dei conti.
Intanto all'indomani dell'apertura di Romano Prodi, prosegue la polemica sulla possibilità di ricorrere alle riserve auree di Via Nazionale per la riduzione del debito pubblico. Il centrodestra, che già ieri aveva apertamente polemizzato con il presidente del Consiglio, ribadisce la sua contrarietà, mentre da parte della maggioranza, soprattutto dal fronte della sinistra dell'Unione, arriva un sostanziale via libera. Più tiepida però la reazione della parte centrale della coalizione.
Per Comunisti italiani e Verdi, ricorrere alla vendita di parte dei lingotti di Via Nazionale permetterebbe di tutelare le fasce più deboli della popolazione, riducendo il debito senza toccare la spesa sociale. Molto critico invece Lamberto Dini, senatore della Margherita e già direttore generale di Bankitalia. In una intervista al Corriere della Sera l'ex premier sottolinea che non si tratta di «patrimonio dello Stato» e aggiunge che parlarne è «un brutto segno per il bilancio». Secondo Dini dunque, si tratta di un «caso insensato». La reazione della Cdl resta dura: Maurizio Gasparri, di An, parla di «rapina di Stato» e Isabella Bertolini, di FI, ribadisce «Prodi è peggio di Attila - dice - bisogna fermarlo».

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