Data: 19/05/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Futuro dei porti, Del Turco spiazza i Ds. Il presidente: «Scelte coerenti o si rivota» Critiche ai consiglieri, la Misticoni se ne va

PESCARA. «Qualcuno mi accusa di usare l'arma delle dimissioni. Io, invece, credo che abbiamo ottenuto un consenso ampio dagli abruzzesi dicendo loro che avremo fatto delle cose. Se qualcuno vuole farne altre, io dico che dobbiamo andare davanti agli abruzzesi e dire che non siamo stati in grado di fare ciò che gli avevamo promesso». Il presidente Ottaviano Del Turco ieri mattina ha ribadito la sua posizione.
L'occasione l'ha fornita la presentazione del volume sull'economia Abruzzese curato da Giuseppe Mauro. Del Turco, tre giorni fa, aveva minacciato le dimissioni nel caso in cui, in consiglio, la maggioranza gli avesse votato un documento con cui si smentiva l'operato della giunta in materia di sanità. Ieri ha ribadito la sua posizione, rilanciando anche sul piano del metodo di governo: «Dobbiamo fare delle scelte, non possiamo più permetteci uno spezzatino di fondi sulle grandi opere. A cominciare dai 100 milioni di euro che riceveremo dal Cipe».
«Non ci saranno mai le risorse per realizzare quattro grandi porti in Abruzzo», ha detto Del Turco, «eppure ci sono esponenti della maggioranza che continuano a chiedere risorse per tutti i porti, ovvero Giulianova, Pescara, Ortona e Vasto. Io invece credo che sia necessario realizzare un investimento a lungo periodo proprio su Ortona, che ha le caratteristiche per diventare il porto regionale. Sarà una battaglia delle prossime settimane».
Parole arrivate dopo altre freddure sui consiglieri regionali di centrosinistra, «che propongono finanziamenti ai singoli Comuni che in realtà potranno essere utili a comprare un semaforo o realizzare un marciapiede: il mio impegno», ha detto il presidente Del Turco, «è combattere questa idea dello sviluppo dell'Abruzzo».
Un ragionamento che ha irritato la segretaria dei Ds, seduta in prima fila come altri esponenti politici, sindacali e delle associazioni datoriali arrivati da tutta la regione. Tanto da spingerla ad abbandonare i lavori. Resta insomma un muro nei rapporti fra il capo dell'esecutivo ed il principale partito di maggioranza, così come sul caso delle delibere di accreditamento delle cliniche private, che ha lacerato la maggioranza alla vigilia delle elezioni regionali. Anche per questo già nel pomeriggio di ieri le diplomazie si sono messe all'opera per evitare di arrivare ad un nuovo, duro scontro. Nei prossimi giorni è infatti previsto un incontro con l'intento di chiarire le posizioni.
Ma al di là dell'incidente, quella di ieri è stata una giornata di studi intensa di fronte ad una platea d'eccezione, in cui si è discusso di cosa è stato l'Abruzzo negli ultimi dieci anni e di cosa sarà nel prossimo futuro. Un'analisi contenuta nel volume curato da Mauro ("Studi sull'economia abruzzese. Profili settoriali e percorsi di crescita", FrancoAngeli editore), al quale hanno lavorato altri nove autori fra i quali il docente di geografia economia Piergiorgio Landini ed il giornalista economico del Centro Pasquale Galante.
Il libro è il primo ad analizzare i dieci anni più duri del sistema produttivo abruzzese, iniziati nel 1995 con l'uscita dall'area comunitaria di regioni ad economia agevolata, raccolte nella zona Obiettivo 1, e la riflessione a più voci organizzata ieri mattina con Del Turco e la preside della facoltà pescarese di Economia Anna Morgante ha richiamato i principali protagonisti dell'economia regionale oltre a centinaia di studenti. Ed è emerso che l'Abruzzo che esce da questi dieci anni di lacrime e sangue viaggia a due velocità, con una grande industria privata che ha saputo reagire alle nuove sfide della globalizzazione e della competitività, ed un mondo di piccole e medie imprese rimaste indietro. Ma il sistema Abruzzo, ha sottolineato Giuseppe Mauro, ha tante carte da giocare: «Questa regione ha delle potenzialità aggiuntive rispetto ad altre aree, e vanno supportate e incentivate».
Fra i suoi punti di forza, come emerge dallo studio, ci sono i distretti industriali, le grandi imprese, l'export e i sistemi locali del lavoro. «Oggi la priorità è rilanciare la crescita economica», ha aggiunto l'economista, «anche perché solo lo sviluppo produce società democratiche, aperte, tolleranti e inclusive, mentre la stagnazione determina la difesa dei privilegi corporativi, lo spostamento di risorse verso i settori protetti e le posizioni di rendita».

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