Data: 18/08/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«L'Italia ha un'economia debole ed è più vulnerabile per il debito pubblico». Il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa ipotizza un aggiornamento dei parametri di crescita nel 2008

ROMA. La crisi sui mutui non dovrebbe comportare «seri problemi per le banche italiane», ma l'Italia, che «ha un'economia più debole di quella della media europea» è più vulnerabile anche per il «livello di debito pubblico».
Lo dice il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa intervistato dalla Reuters. Non solo, per il ministro non è da escludere un aggiornamento dei parametri di crescita alla luce di quanto sta accadendo. Nella Finanziaria 2008, insomma, potrebbero trovarsi tracce della crisi finanziaria mondiale: «Non lo si può affermare in questo momento - dice Padoa-Schioppa - il mese di settembre è quello in cui si prepara la manovra di bilancio. Nelle prossime settimane valuteremo se quello che sta succedendo modifichi qualcosa oppure no». Poi aggiunge che «la risposta delle banche centrali, compresa la Bce, è stata impeccabile».
Se Padoa-Schioppa cerca anche di infondere fiducia, i suoi sottosegretari Paolo Cento e Alfiero Grandi danno della vicenda una lettura più pessimistica. Il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Enrico Letta, invece, commenta: «A ogni crisi penso che dobbiamo ringraziare Sant'Euro». Parole rassicuranti arrivano anche dal presidente della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), Luigi Scimia: «I lavoratori che hanno messo il proprio Tfr nei fondi pensione possono stare tranquilli. I fondi non sono liberi di investire come vogliono e dove vogliono. Non possono investire in subprime, in prodotti ad alto rischio, e non possono investire in titoli che abbiano al loro interno la cartolarizzazione di questi mutui».
«La crisi provocata dai mutui americani - spiega Alfiero Grandi - è molto più seria di quanto si sia voluto ammettere. L'intervento delle banche centrali è utile ed efficace, ma affronta solo i sintomi della crisi che è una polmonite e non un raffreddore. Non ha torto chi propone una verifica internazionale per individuare cause e provvedimenti da adottare».
«Questa crisi - dice Paolo Cento - è la conseguenza di un mercato finanziario gonfiato sul quale si riflette la crisi sociale di chi non è più in grado di far fronte ai propri debiti. Certamente la vigilanza non è stata rigorosa. Dobbiamo tornare a discutere di tassazione efficace e in Italia possiamo fare il primo passo adottando l'aliquota unica del 20%».
Emma Bonino, ministro delle Politiche europee torna, invece, sulla questione delle agenzie di rating: «Dovrebbero adottare criteri di maggiore trasparenza».
«C'è una triplice responsabilità - dice Daniele Capezzone - delle banche, delle agenzie di rating e degli organismi di vigilanza delle borse».

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