Data: 21/08/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Vuota l'ex stazione dei desideri. In tanti l'hanno richiesta ma la palazzina resta chiusa. Un museo o uffici? Al posto dei binari per ora solo rifiuti

VASTO. L'ultimo treno regionale è passato per la stazione ferroviaria di piazza Fiume poco più di due anni fa. Mentre i lavori di arretramento dei binari sono stati ultimati in pochi mesi, sono rimasti solo sulla carta progetti e proposte presentate all'amministrazione comunale per valorizzare il vecchio scalo. Si sono mobilitati cittadini, ambientalisti e associazioni, ma lo stabile è ancora chiuso.
Un museo, una sede decentrata per alcuni uffici comunali come l'anagrafe, un comando distaccato dei vigili urbani, un centro di aggregazione giovanile: tante idee e richieste che hanno sbattuto contro porte e finestre rimaste sbarrate. Nello stabile vengono utilizzati solo un paio di locali al piano terra dove si ritrovano i pensionati che vivono a Vasto marina.
«L'edificio non è fatiscente, è un peccato che sia inutilizzato», commentano i residenti, «in città non sono molti gli spazi per le attività sociali e ricreative e la stazione può trasformarsi in un contenitore culturale. Alla Marina, inoltre, mancano servizi per i cittadini e uffici decentrati. Perché non attivarli in piazza Fiume? L'amministrazione dovrebbe raccogliere questi suggerimenti».
I primi ad attivarsi sono stati gli iscritti delle associazioni "Les amis de Robespierre" e della "Bagnante" che hanno proposto di destinare i locali alla collettività.
La vecchia stazione ferroviaria non è, però, solo una importante risorsa per far fronte alle richieste crescenti di spazi per le attività aggregative, rappresenta anche la storia e l'economia del territorio.
«Una delle proposte era la creazione di un ecomuseo lungo i binari, recuperando il manufatto per far conoscere il ruolo della ferrovia nel comprensorio», ricorda Michele Massone, presidente dall'associazione culturale "Lightship", «la presenza della strada ferrata per oltre un secolo ha dato impulso alla nascita o rinascita dei centri costieri e delle borgate marine, come quella di Vasto. Per lo scalo vastese passava la cosiddetta "Valigia delle Indie", il treno di lusso che collegava l'Europa all'Oriente, di cui parla anche Giulio Verne nel "Giro del mondo in 80 giorni"».
Allo scalo si sono fermati i deportati nei campi di concentramento della provincia e di Istonio marina e gli emigranti.
«La ferrovia è un simbolo del territorio», aggiunge Massone, «un museo con una sezione dedicata all'emigrazione da allestire con l'associazione "Proemigranti", consentirebbe di non perdere questo patrimonio».
Ma non è solo sullo stabile che vanno programmati degli interventi. Lungo il vecchio tracciato, infatti, crescono erbacce e vengono abbandonati rifiuti e materiale di risulta.
Dove prima c'erano i binari è stato realizzato da Comune e Rfi un attraversamento pedonale che collega il parcheggio di piazza Fiume alla riviera.
Lo attraversano ogni giorno centinaia di persone che si trovano davanti uno spettacolo desolante.
Anche grazie alle battaglie degli ambientalisti, l'ex tracciato è stato preservato dal cemento, ma ben poco viene fatto per mantenerlo pulito. Eppure, con l'impegno degli attivisti del Fai (Fondo per l'ambiente italiano), è stato inserito fra i primi beni da salvare nell'ambito della terza edizione della campagna nazionale "I luoghi del cuore".

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