Data: 22/08/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Città a secco, si svegliano Regione e sindaco. Acqua: dopo tre settimane di incubo oggi un vertice con prefetti, Aca e Ato

PESCARA. Venti giorni di disagi e di sacrifici estenuanti per migliaia di famiglie prima di scoprire «l'emergenza Pescara». Un'emergenza sanitaria, dopo tre settimane senz'acqua. Il presidente della Regione Ottaviano Del Turco, il commissario Adriano Goio, il sindaco Luciano D'Alfonso, i presidenti di Ato e Aca (il "plurincaricato" Giorgio D'Ambrosio e il commercialista Bruno Catena), ci hanno messo tanto prima di decidere di mettersi tutti attorno a un tavolo e ammettere che la faccenda è seria.
Per la mattinata di oggi sono addirittura due i vertici convocati in città, tanto per restare alla «doppiezza» della politica. Il primo, alle 11, nella sala giunta della Regione di viale Bovio, presieduto da Del Turco. Il secondo, alle 13, convocato in Comune dal sindaco Luciano D'Alfonso. Diversi gli attori dei due tavoli chiamati ad assumere una decisione urgente sull'emergenza idrica. Alla riunione convocata dal presidente della Regione era stata annunciata in un primo momento anche la presenza dei due prefetti di Chieti e Pescara. E invece ci saranno il Segretario generale della Presidenza Lamberto Quarta, l'assessore regionale al servizio idrico integrato Mimmo Srour e il commissario del bacino Aterno-Pescara Adriano Goio. A mezzogiorno Del Turco e Srour incontreranno i giornalisti per fare conoscere le decisioni assunte. Alle 13 è fissato invece l'altro vertice convocato dal sindaco con il prefetto Giuliano Lalli, i presidenti di Ato e Aca, i responsabili dell'Arta e della Asl, il direttore dell'Ufficio igiene. Non è chiaro cosa accadrà dopo i due incontri, ma dalle prime indiscrezioni trapelate non è escluso che D'Alfonso, nella qualità di massimo responsabile della sanità in città derivante dalla carica di sindaco, chieda la riapertura dei due pozzi ancora chiusi nel territorio di Castiglione a Casauria per uso non potabile ma esclusivamente domestico. Questo anche alla luce degli esami di laboratorio forniti dall'Arta. Un eventuale diniego del commissario potrebbe essere superato con un nuovo ricorso al Tar da parte del sindaco, dopo quello presentato da Ato e Aca due settimane fa.
Intanto l'ultima mossa disperata è stata decisa ieri mattina nelle stanze dell'Aca durante il vertice con il Comune, rappresentato dall'assessore Camillo D'Angelo: per rifornine Pescara saranno convogliati nella rete idrica della città dai 30 ai 40 litri d'acqua al secondo in più rispetto alla portata attuale del Giardino, prelevati per i due terzi dalla condotta costiera Silvi-Montesilvano e per la restante quota dall'acquedotto della Val di Foro, che serve anche il Comune di Francavilla. Una goccia nel mare di cui sarà difficile, secondo gli esperti, avvertire anche i minimi effetti nelle abitazioni e nei locali pubblici, all'asciutto da tre settimane. La controprova sta nel fatto che quando il Tar ha ordinato la riapertura di uno dei tre pozzi Sant'Angelo, fatti chiudere dal commissario Goio, nessuno se n'è accorto nonostante il pozzo 3 avesse una portata di 120 litri al secondo.
Sempre nel vertice di ieri è stato chiarito che l'acquedotto del Giardino ha fornito alla città di Pescara, la scorsa estate, circa 600 litri d'acqua al secondo su una portata complessiva di circa 1050 litri, mentre quest'anno, prima della chiusura dei tre pozzi, il rifornimento si è ridotto a circa 400 litri al secondo su una portata di 950 litri. Verrebbe da dire: piove sul bagnato. Ma sarebbe un altro paradosso.

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