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PESCARA. «La cosiddetta legge Omnibus rischia in Abruzzo di alimentare quel clima che aleggia nella società civile, di insofferenza verso i comportamenti della politica giudicati poco virtuosi, improduttivi e clintelari». Giuseppe Mauro, economista, attento osservatore delle questioni politiche ed economiche, non è tenero con le scelte del Consiglio regionale che con la legge Omnibus ha dato il via libera ad una miriade di interventi e finanziamenti a pioggia. Un insieme di provvedimenti e soldi finiti a piccoli comuni, bocciofile, chiese, associazioni sportive e feste patronali. «Non è mio intendimento fare del moralismo o della facile demagogia», premette Mauro che sottolinea come, «l'elevata pressione fiscale, l'incessante e a volte incontrollata crescita della spesa pubblica, soprattutto quella sanitaria, il basso tasso di crescita economica, sono i fattori che hanno determinato questa situazione di insofferenza per la politica». A sommarsi, secondo l'economista nella legge Omnibus, sono due fatti negativi, il primo quello dei fondi a pioggia, il secondo l'idea che i finanziamenti sono dati secondo interessi personali, senza valutazioni di merito. «Una questione che emerge dal provvedimento Omnibus», sottolinea Giuseppe Mauro, «e che esso può generare non poca confusione nella società civile e scoraggiamento tra i giovani, nel senso che solo l'appartenenza ad un singolo partito o un singolo consigliere può facilitare l'accoglimento di talune proposte. In questo modo si ottiene soltanto il sopravvento della appartenenza partitica o personale sul merito, ritardando in tal modo il processo di modernizzazione di cui la regione avrebbe bisogno». Altra questione, non meno delicata è che i fondi della Omnibus, in questa prima tornata decisa dal Consiglio regionale il 3 agosto, raggiungono i 16 milioni di euro, soldi che a giudizio dell'economista ma anche di autorevoli esponenti della maggioranza regionale, ad iniziare dall'assessore al bilancio Giovanni D'Amico, si disperderanno in mille rivoli, perdendo di vista problemi più generali, come il sostegno economico alla crescita e lo sviluppo. «L'aspetto principale che credo meriti attenzione riguarda la questione della crescita economica dell'Abruzzo», fa presente Mauro, «questi fondi, pur limitati nell'entità, potevano essere spesi diversamente nel corso del 2006. Il Pil ha ripreso a risalire dopo alcuni anni difficilissimi sconfinati nella recessione. Ma il tasso di crescita del Pil è ancora al di sotto della media nazionale: l '1,6% contro l '1,9%. Ciò dimostra quanto siano necessari provvedimenti in grado di stimolare la crescita economica, in particolare sul terreno dell'innovazione. Il clima bipartisan che si è realizzato nella circostanza poteva essere più fruttuosamente destinato a questo obiettivo comune». Tra le considerazioni sulla Omnibus, Giuseppe Mauro pone quella dello sviluppo. In sostanza la classe politica appare più attenta ad essere «autoreferenziale» che a gettare le basi per una crescita che preveda innovazione e sviluppo. «Non si dimentichi che l'Abruzzo si muove all'interno di un processo di transizione profonda che necessita di idee, di risorse e di espressioni congiunte», ricorda Mauro, «le prospettive apertesi con la ripresa, dopo una fase che sembrava assumere il carattere del declino, vanno sostenute e fatte proprie da tutte le forze politiche. Le istituzioni hanno appunto il compito centrale di creare le pre-condizioni dello sviluppo e di condizionare le scelte che avvengono su scala nazionale. Si ha la sensazione che il tema dello sviluppo faccia fatica ad occupare una posizione di primo piano, quando invece rappresenta un elemento fondamentale su cui concentrare l'attenzione». |