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Il presidente dell'Ato spiega la sua scelta in una lettera di 8 punti PESCARA. «Le sostanze presenti nell'acqua dei pozzi possono rappresentare un pericolo per la salute solo nel caso in cui siano presenti in concentrazioni elevate e vi sia una prolungata e costante esposizione». Il presidente dell'Ato, Giorgio D'Ambrosio, dopo settimane nell'occhio del ciclone, rompe finalmente il silenzio per dare la sua versione sui pozzi inquinati, di Castiglione a Casauria, che mercoledì scorso ha deciso di riaprire con un atto di forza. Un atto che gli costerà un esposto alla procura. E' quello del commissario di Bacino, Adriano Goio. Ma D'Ambrosio è convinto di essere dalla parte della ragione. Per questo, ha scritto una lettera in cui spiega, punto dopo punto, le sue scelte e tranquillizza i cittadini che l'acqua emunta dai pozzi di Castiglione a Casauria, riaperti da lui, non è pericolosa. «Il sottoscritto» scrive il presidente dell'Ato «è per legge il rappresentante di 64 Comuni che gestiscono unitariamente il servizio idrico integrato. L'acqua emunta dai pozzi di Castiglione e distribuita è sempre stata e continua ad essere potabile e utilizzabile per il consumo umano». D'Ambrosio parla poi delle analisi, che hanno fatto registrare più volte valori oltre i limiti di sostanze pericolose. «L'unico organismo che può attestare la potabilità e l'utilizzazione delle acque per il consumo umano è, per legge, la Asl e questa ha espresso una valutazione favorevole all'utilizzo, seppure controllato, dell'acqua dei pozzi riaperti. Il decreto legislativo, numero 31, del 2001 impone di svolgere un'adeguata ponderazione tra i rischi che si intendono evitare e quelli che potrebbero derivare da un'interruzione del servizio. In presenza di acqua utilizzabile per il consumo umano, appare oltremodo sproporzionato un provvedimento di chiusura dei pozzi». Il presidente continua: «Per tali motivazioni il provvedimento del commissario, Goio, è stato adottato in difetto di idonei presupposti, si è trattato di provvedimento adottato da un organo palesemente incompetente, posto che il commissario ha compiti limitati al disinquinamento del fiume». «In tale contesto» rivela D'Ambrosio «il senso di responsabilità non poteva non indurmi, visto l'esito favorevole delle analisi, a rimuovere lo stato di disagio venutosi a creare con la chiusura. Non bisogna dimenticare che la situazione è stata fortemente compromessa dal prolungato stato di siccità che ha ridotto la portata delle sorgenti di captazione». Il presidente Ato conclude così: «Ho l'impressione che anche questa delicata situazione sia stata oggetto di strumentalizzazioni e speculazioni. Vi sono alcuni che scientemente, con il concorso di altri inconsapevoli, creano discredito e sfiducia nei confronti della classe politica. Così operano tutti insieme per sostituire soggetti pubblici democraticamente eletti con soggetti di altra natura e provenienza, portatori di altri interessi». |