Data: 26/08/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«Basta Omnibus o vado via» Il presidente: firmo la legge, ma voglio assicurazioni. «Lo statuto mi obbliga a promulgare il provvedimento Ma sarà l'ultima volta»

Intervento alla manifestazione di Alleanza riformista

COLLELONGO. «Mai più L'Omnibus». È chiaro e diretto il messaggio che il presidende della Regione Ottaviano Del Turco lancia agli alleati dell'Unione dal palco del teatro ricavato all'interno di palazzo Botticelli a Collelongo. È la prima volta che il governatore parla in pubblico della vicenda politica che ha scosso l'estate abruzzese: il finanziamento a pioggia, circa 600 provvedimenti, approvato dal Consiglio regionale nell'ultima seduta prima delle ferie estive. Del Turco in quei giorni era in vacanza in Sardegna. «Ma il presidente c'è anche quando non c'è», dice rivolto a chi ha criticato la sua assenza, «perché porto la responsabilità di ciò che faccio». E se non è intervenuto durante le ore convulse delle votazioni «è per senso di rispetto verso l'autonomia del consiglio. I capigruppo conoscevano la mia proposta di utilizzare quei fondi per l'emergenza incendi. Macchine, strumenti, servizi di prevenzione indispensabili per evitare nuovi danni e riparare quelli già prodotti. La mia proposta è stata accolta solo parzialmente. Ora non ho possibilità di non firmare la legge», ricorda Del Turco, riferendosi alla promulgazione che per lo statuto regionale deve avvenire obbligatoriamente entro 20 giorni dalla trasmissione del testo di legge dal consiglio alla presidenza, ma anche alla richiesta di non firmare avanzata dai Ds. «Ma firmerò solo dopo che la mia maggioranza mi dirà che non si farà più un Omnibus come questo. Altrimenti firmo, ma dopo cinque minuti mi dimetto».
Il teatro è stracolmo. Fuori l'aria del Fucino è rovente. Del Turco è seduto su una poltroncina rossa sotto un grande striscione che grida il suo nome e lo slogan: «Cambiare! Ancora cambiare». È la frase scelta per la manifestazione di Alleanza Riformista (la componente socialista che ha aderito al cammino del Partito democratico), dedicata alla nuova formazione politica e ai primi due anni e mezzo di governo regionale dell'Unione.
Alla destra del presidente c'è il sindaco di Collelongo Angelo Salucci, alla sinistra il vicepresidente del Consiglio regionale Nicola Pisegna Orlando.

La riunione di giunta. In platea siede uno degli degli assessori di Del Turco, la titolare delle attività produttive Valentina Bianchi, che assieme ai colleghi di giunta, domani, si sentirà chiedere dal suo presidente di «tirare ancora la cinghia», e di «rivedere i capitoli di spesa», per far posto alle maggiori uscite che la legge Ombinus imporrà al bilancio regionale. Subito dopo Del Turco e gli assessori incontreranno i capigruppo della magggioranza. E ai capigruppo dell'Unione, e successivamente anche ai rappresentati della minoranza, il presidente chiederà «di arrivare a una decisione di tutto il Consiglio, capace di eliminare per sempre il ricorso alla pratica che ha determinato molte giustificate proteste». Chiede dunque una legge, una norma, un regolamento che impedisca ai consiglieri di distribuire in maniera discrezionale e incontrollata fondi a Comuni e associazioni. Fondi spesso utili ai Comuni, ha ricordato Pisegna Orlando, stremati da anni di tagli dei trasferimenti statali, ma che andranno decidi con metodi diversi.
Anche perché, ricorda Del Turco, «come faccio a presentarmi dal presidente del consiglio Romano Prodi e chiedere altri finanziamenti per l'Abruzzo? Ma io ho bisogno dei soldi del governo, perché ho 5 o 6 progetti sui quali impegnarli».

La lettera di D'Amico. Soldi assolutamente necessari per un bilancio strozzato dal deficit della sanità, come aveva ricordato anche l'assessore al Bilancio Giovanni D'Amico, nella ormai celebre lettera che inviò al Consiglio alla vigilia del voto in aula sull'Omnibus. Nella lettera richiamava i consiglieri al senso di responsabilità, di fronte alla eventualità che il mancato raggiungimento degli obiettivi di risanamento della spesa sanitaria obblighi la regione nei prossimi mesi, su pressione del governo nazionale, ad aumentare ulteriormente le tasse. Una iattura, secondo d'Amico, perché precipiterebbe la regione nella recessione economica. «Per quella lettera il centrodestra ha chiesto le dimissioni di D'Amico», ironizza Del Turco, «e questo è tipico dei meccanismi del centrodestra, che a ogni bilancio faceva saltare l'assessore. Ma il centrodestra dovrebbe fare un monumento a D'Amico. E io gli assessori me li tengo».

Il bilancio di governo. Ma il presidente non intende giudicare dalla vicenda Omnibus i due anni e mezzo di governo del centrosinistra. Del Turco ricorda la lotta agli sprechi della politica, con i provvedimenti di riduzione dei cda degli enti regionali («abbiamo trovato un numero impressionante di consiglieri di amministrazione, più che a Wall Street»); i provvedimenti sul personale («non farò trovare ai miei successori una regione piena di dirigenti che non puoi spostare»); le azioni messe in campo nel settore dei trasporti: dal potenziamento del porto di Ortona, al tema controverso dell'aeroporto di Pescara, «che non ha le condizioni per diventare un aeroporto competitivo, ve lo dice uno che è cresciuto accanto all'aeroporto di Centocelle. E questo diventerà un grande tema per l'Abruzzo». E pazienza se deve sopportare qualche malpancismo, perché «dentro una maggioranza talvolta albergano istinti conservatori, lo diceva anche Nenni del suo Partito socialista».

Il deficit della sanità. C'è poi la questione della sanità. Del Turco difende fino in fondo il piano di risanamento approvato dalla giunta e vidimato dal governo. «Ma il vero risparmio potrà cominciare da quando potremo rinegoziare i contratti con i privati che la vecchia giunta ha rinnovato a marzo del 2005 e che dureranno fino al 31 dicembre del 2007. Questo spiega anche certi nervosismi dei privati. C'è perfino una televisione che cancella da otto mesi la mia immagine». E si può risanare, insiste Del Turco, «senza chiudere nessun ospedale, ma non lasciando tutto com'è. Oggi c'è gente che dice che non si può chiudere neanche un reparto. Io dico che nessun ospedale chiude ma che nulla resterà come prima. Io rispetto e stimo Remo Gaspari», aggiunge il presidente riferendosi all'intervista all'ex ministro abruzzese pubblicata dal Centro, «ma non tollero il gasparismo, secondo il quale ogni interesse locale diventa legge».

Il Partito democratico. Il presidente è naturalmente entusiasta del nascente Partito democratico. Del Turco è uno dei 45 saggi del comitato nazionale. Giudica il Pd una «novità straordinaria» alla quale «non può mancare l'apporto della cultura riformista e socialista». Sul delicato tema del segretario regionale Del Turco non si pronuncia. «Non partecipo alla discussione sul nome». Ma ripete che lui non si candiderà. «Io penso che i presidenti delle Regioni non debbano candidarsi. Io per esempio durante la giornata non ho tempo neanche di respirare, come potrei fare bene due cose? Ho scongiurato Soru di non candidarsi, ma la Sardegna è un'altra realtà. Lo stesso Veltroni una volta eletto segretario del Pd dovrà porsi il problema della continuità con la sua carica di sindaco».
E nel caso di un assessore regionale? Il presidente non cita mai il diellino Tommaso Ginoble, l'assessore ai Trasporti il poll position per la carica di segretario regionale. «Il problema si porrà nel giorno in cui verrà eletto», spiega, «ma non gli si può dire: non ti candidi perché sei assessore». A Del Turco non dispiace neanche che la candidatura per l'Abruzzo sia unitaria. «Voglio soprattutto che sia un segretario leale con la giunta e che mi sostenga nell'opera di cambiamento».

L'emergenza acqua. Non poteva mancare un accenno all'emergenza idrica di queste settimane. «Siamo la regione più ricca d'acqua, eppure siamo in emergenza, nonostante che una delle prime delibere della mia giunta abbia stanziato 19 milioni per interventi che impediscano al sistema idrico di entrare in emergenza. C'erano tempo e soldi per provvedere. Non è stato fatto. Ora risolviamo l'emergenza, poi parleremo delle responsabilità».

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