Data: 20/05/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Del Turco «Prodi risarcisca l'Abruzzo per i 5 anni di Berlusconi»

PESCARA. «Ho dato i miei affettuosi auguri a Prodi e ai suoi ministri, ma il Governo deve tornare a parlare con l'Abruzzo. La nostra regione, dopo cinque anni di oblio, merita un risarcimento. Adesso deve cambiare musica». Ottaviano Del Turco presidente della giunta regionale d'Abruzzo non è tenero con nessuno, tantomeno nel concedere attestati di «governi amici».
Presidente Del Turco, lei ha sottolineato che l'Abruzzo deve essere risarcito dal Governo, in che cosa?
«Nel seguire i nostri progetti destinati al rilancio dell'Abruzzo. Appena il governo del presidente Romano Prodi completerà l'iter della fiducia, noi avvieremo contatti con tutti quei settori del governo che hanno la possibilità di sostenere le nostre iniziative. Sono sicuro che troveremo orecchie amiche pronte ad ascoltarci. In caso contrario, lo abbiamo detto, non esisteranno governi amici per definizione e, la nostra protesta, sarà forte come quella contro il governo Berlusconi».
Nel frattempo però nella sua maggioranza in Regione, sono molte e continue le manifestazioni di malumore, perchè?
«Personalmente non capisco perchè una maggioranza che ha conquistato il 60 per cento dei voti debba conoscere uno stato di fibrillazione permanente. Cosa raccontiamo agli elettori, che è colpa dei 13 consiglieri del centrodestra se le cose non si fanno? Questo è il problema che io ho posto e confido nel buon senso, che non può essere solo una virtù di qualcuno ma un'attitudine di tutti».
L'accusano di annunciare reiteratamente le dimissioni da presidente. Le sue sono minaccie vere o servono a tenere sulla corda la sua maggioranza?
«I miei predecessori allontanavano le tensioni licenziando gli assessori, io questo non lo faccio. Però se la giunta sbaglia è il presidente che deve pagare. Se però la maggioranza cambia orientamento rispetto alle cose dette durante al campagna elettorale, non è questo o quell'assessore che deve cambiare opinione, ma è il presidente che deve prendere atto che il consenso ottenuto si basava su un equivoco».
In che senso?
«Del consenso dato al presidente è padrone solo il corpo elettorale, non le nostre interpretazioni».
Rifondazione e Comunisti contestano le sue indicazioni sulla sanità, mentre Italia dei Valori con il segretario Alfonso Mascitelli chiede una verifica regionale. Cosa risponde?
«Nel quinquennio passato le discusssioni nel centrodestra si concludevano con le dimissione degli assessori, ne hanno cambiati cinque solo nella sanità. Mascitelli, sa bene che tutte le verifiche finivano con un assessore che cambiava, spero che non abbia nostalgia di quel metodo».
Presidente, le accuse sono riferite alle delibere di accreditamento alle cliniche Il Giardino e Villa Letizia, si tratta di 183 posti letto, delibere confermate da Ds, Margherita e Sdi. Il braccio di ferro come finirà?
«Lo dico per fare chiarezza: nessuno ha letto le delibere che si son volute contestare. In quegli atti non ci sono accreditamenti e nemmeno è prevista la revisione del budget, non c'è nè l'una nè l'altra cosa. Due mesi fa, inoltre, avevamo proposto le due delibere e nessuno manifestò il suo dissenso. Tutto si poteva ridiscutere nelle compatibilità del nuovo piano sanitario. Questa è stata le proposta della maggioranza e questa proposta andava bene».
Allora perchè è arrivato a minacciare le dimissioni?
«Non mi piaceva che sulla sanità la maggioranza sfiduciasse la giunta, un modo per sfiduciare l'assessore alla sanità Mazzocca e il presidente. Cosa si doveva fare? Prendere atto, far finta di nulla? Se quella era la maggioranza avrei dovuto considerare conclusa la mia esperienza di governo regionale. Invece, fin dal sei di febbraio, Mazzocca ha presentato al Consiglio regionale, alla Commissione sanità e alle parti sociali, la bozza del nuovo Piano sanitario. Il documento ha raccolto un consenso molto diffuso se non unanime. Non vedo quindi le ragioni di crisi sulla sanità».
Eppure i conti dicono ancora il contrario, ossia c'è un pericolo elevato di bancarotta regionale a causa della sanità. Lei può confermare questo rischio?
«L'ultimo anno della precedente giunta di centrodestra è stato un disastro clamoroso, ed abbiamo avuto anche il risvolto ridicolo di sentire dai manager delle Asl e per l'intero anno 2005 che i bilanci erano in pareggio. Poi nel fare il consuntivo ci siamo accorti di uno squilibrio ancora più grande di quello che potevamo immaginare. Io non ho parole per definire questo comportamento, trovo singolare che questa battaglia l'abbiamo dovuta fare, rincorrendo i manager nelle aule dei tribunali».
Questo fino al 2005 ed oggi?
«Il quadro finanziario della Regione è grave come tutti sanno, ma il progetto di piano sanitario è destinato ad evere un effetto importante sul riequilibrio dei conti. A condizione che manteniamo un atteggiamento rigoroso, ossia se si bandiscono i clientelismi, i favoritismi, le promozioni fasulle, le moltiplicazione di primariati; solo così possiamo, probabilmente, rimettere in ordine anche i conti della sanità».
Presidente Del Turco ritorniamo alle inquietudini della sua maggioranza. Ci sono tensioni con i Ds?
«Con la segretaria Ds, Stefania Misticoni ci parliamo tutti i giorni. Lei ad esempio ha proposto un ordine del giorno conclusivo del Consiglio regionale straordinario sulla sanità, documento che ho trovato perfettamente accettabile e perfettamente in linea con le cose dette dall'assessore alla sanità».
Questo sulla sanità, ma sulle grandi opere, in particolare sulle infrastrutture portuali la sua ricetta, illustrata nel convegno di presentazione del libro dell'economista Giuseppe Mauro, pare che non sia piaciuta alla segretaria della Quercia, che ha lasciato la sala, nel bel mezzo del suo intervento. Finita la luna di miele con i Ds?
«Io sapevo che Stefania Misticoni è andata via per altri impegni. Comunque, sui porti rimango della mia idea, confortata anche da progetti. In primo luogo dobbiamo decidere come investire al meglio i fondi. Penso che arriveranno soldi dal Cipe ed ho intenzione di proporre al Consiglio e alla giunta una grande opera strutturale, per questo penso al porto di Ortona. Perchè è il porto che al momento ha la vocazione per gestire un grande traffico commerciale, giacchè per dire degli altri porti, quello Giulianova può avere un rilievo nella pesca, Pescara per il turismo e Vasto per l'industria. Invece ogni contanier che arriva ad Ortona dall'Oceano Indiano può arrivare in qualiasi città europea con sei giorni di anticipo rispetto alle tradizioni destinazione di un tempo, come Rotterdam e Amburgo. E' una grande opportunita per l'Abruzzo che non possiamo lasciarci sfuggire».
Con i sindacati i rapporti non appaiono idilliaci, loro parlano di declino industriale, lei pone l'accento sugli investimenti di Sevel e Micron. E' certo che ci sarà la svolta in positivo?
«Se osservo le decisioni della Sevel, e se penso progetti progetti hi-tech di Avezzano, l'Abruzzo presenta una immagine contraddittoria. Da un lato una crisi del vecchio modello di industrilizzazione, dall'altro la nascita di una nuova grande opportunità, per la nostra regione. Sono felice che la Cgil sia scesa in campo con una idea di unità del mondo del lavoro in Abruzzo, anche per evitare che si scateni una inutile guerra dei poveri. Se la Sevel diventa la più grande industria europea nel campo dei furgoni ed ha bisogno di allargare l'indotto penso sia normale che il presidente della Regione chieda a questa società di tener conto anche dei territori limitrofi. E' il mio modo di concepire il mio slogan, "Unire l'Abruzzo"»
Le differenze tra costa e aree interne però rimangono notevoli. Ogni governo regionale promette di ridurre il divario, ma di anno in anno le differenze aumentano. Lei pensa di essere il presidente della svolta?
«Qualunque uomo con responabilità di governo dovrebbe considerare una vergogna questa differenza di reddito e di sviluppo. Chi ha visto le statistiche dell'Abruzzo, capisce quale divario esiste tra le zone costiere e le zone interne. Questo è il grande problema della Regione, le aree litoranee hanno triplicato i loro abitanti, mentre la provincia aquilana ha perso una parte consistente di popolazione. E' inaccettabile e non lo dico da cittadino di Collelongo».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it