Data: 20/05/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Autostrade, la spagnola Acs: saremo più forti in Abertis. Gros-Pietro scrive al governo

Duello sulle competenze tra Di Pietro e Bianchi

Vuole essere «protagonista» e magari crescere in Autostrade-Abertis. Lo ha detto a modo suo, a metà tra la sparata e l'annuncio, e l'effetto non deve essere stato dei migliori, nè nell'entourage politico, dove i nervi restano scoperti, nè a Barcellona dove gli alleati della Caixa vigilano sugli equilibri del matrimonio dell'anno. Lui è Florentino Perez, già presidente del Real Madrid e vulcanico numero uno di Acs, il primo gruppo di costruzioni iberico e socio del nucleo stabile del gruppo che nascerebbe dalla fusione, sulla quale persiste il timore della «zampata» spagnola sulla concessionaria dei Benetton. Acs, si leggeva ieri nello speech del presidente diffuso a Madrid prima dell'assemblea di bilancio, mantiene «un forte impegno a incrementare la quota» in Abertis dopo la fusione», dove il gruppo delle costruzioni risulterà al 12,5%-13%, a fianco di Caixa (11,7%) e Schema28 (24,9%), e «ad andare avanti da protagonista in un'impresa leader». Due righe subito rilanciate dalle agenzie di stampa e accolte con più di un balzo sulla sedia a Roma come a Barcellona, quartier generale di Caixa. Al cui indirizzo sarebbe stato inviato il messaggio di Perez. Il costruttore al quale Forbes attribuisce un patrimonio di 1,7 miliardi di euro, a capo di un gruppo con 100 mila dipendenti in 38 Paesi, noto anche per i colpi messi a segno al Real (gli acquisti di Beckham e Figo, Ronaldo e Zidane), non ci sta, pare, a svolgere un ruolo meno che da leader nella prima società di infrastrutture del Mondo. Dopo il «botto», però, è arrivata la frenata. «Vedremo, se ci saranno opportunità di crescere le valuteremo» è stata la correzione di Perez in assemblea «l'importante ora è portare a termine la fusione». L'eventuale acquisto di titoli sul libero mercato, a fusione avvenuta, non contrasta almeno sul piano formale con gli accordi raggiunti con Schema28 (Benetton, Generali, Unicredit, Fondazione Crt) e Caixa, ma oltre ad allargare ulteriormente la presenza spagnola nel capitale della nuova Abertis renderebbe ancor più vistosa l'assenza dei costruttori italiani, già esclusi a suo tempo dalla privatizzazione. Intanto, il presidente di Autostrade, Gian Maria Gros-Pietro ha scritto al governo confermando la piena disponibilità «a garantire le risorse per attuare gli indirizzi che saranno assunti in materia di Infrastrutture», mentre nell'esecutivo il ministro Antonio di Pietro ha avvertito il collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi, che «la ripartizione delle deleghe non è stata ancora definita nei dettagli» e che ogni presa di posizione è «prematura».

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