Data: 31/08/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Pescara, 90 anni fa spuntavano le grandi ali. I primi voli nel 1910 alla pineta, il contributo di D'Annunzio, il record di arrivi

L'intestazione a Pasquale Liberi la scuola di addestramento e la prima linea per Roma nel 1930

Nasceva il 31 agosto del 1917 fa l'aeroporto d'Abruzzo. Su territorio di San Giovanni Teatino ma per impulso di due sindaci di Pescara, Luigi Clerico prima, e Giovanni Farina poi, con il contributo non marginale di Biagio D'Amico. Il campo di San Rocco, così si chiamava la spianata, fu il primo atto di un lungo processo che ha portato al moderno scalo che ha festeggiato di recente il record di 250mila arrivi. L'aeroscalo ha visto la nascita della scuola volo aeronautica e la fuga del re a Brindisi, il rilancio con l'Aeroclub e la nascita dell'Itavia.
Quale futuro per l'aeroporto? Verrà ingrandito o verrà trasferito magari per far posto ad altri palazzi?
«L'ipotesi dei palazzi è risibile e peraltro risale all'éra Pace in Comune. La pista verrà allungata di altri 200 metri, per consentire il decollo a pieno carico, compreso il carburante. Ora non lo fanno e debbono fare lo scalo intermedio. Non è l'unico poi a stare al centro della città, così come Ciampino, Capodichino, Bologna e Berlino. L'Aeroporto d'Abruzzo grazie all'abbrivio della gestione De Cecco è in pieno sviluppo, finalmente si è capito che i voli l'aeroporto se li deve comprare. Filippo De Cecco ha creato un apparato solido».
Il boom dell'aeroporto è assorbito da una città - Pescara - senza entusiasmi. Eppure l'aeroscalo è tutto sul territorio comunale del capoluogo adriatico.
«Ormai si rincorre il successo individuale, più di quello collettivo, si è persa la coscienza di città e con essa le tradizioni, anche se, come diceva D'Annunzio, Pescara è stata sempre una piccola Shangai».
Eppure nel 1910, 7 anni dopo il primo volo dei fratelli Wright, quella performance di volo nello spiazzo dove ora c'è il teatro D'Annunzio segnò una tappa importante.
«Pescara si è dovuto difendere, arrabbattare. Prima era una spinta a crescere, ora si è affievolita. Per fare la stazione ci sono voluti 30 anni, così come per ospedale e l'aeroporto. I politici vengono a beccare più che a dare, hanno sempre condizionato le iniziative dei pescaresi per i propri scopi di potere. Il 1910 con l'esibizione dei primi aerei ha segnato un risveglio di iniziativa imprenditoriale e politico della città, era il quinto esperimento d'aviazione in Italia. I pescaresi, liberati dalle mura della fortezza, si aprono così allo sviluppo della zona sud».
Il 31 agosto 1917 nasce il campo d'aviazione e D'Annunzio giocò un ruolo importante.
«Teneva molto alla sua terra, ciò era noto ai governanti. Grazie alla manifestazione del 1910, i giornalisti scoprirono che Pescar era la città di D'Annunzio. I pescaresi avevano saputo che aveva volato per la prima volta a Brescia l'anno prima, furono presi da una specie di emulazione. Il sindaco Luigi Clerico e l'assessore Biagio D'Amico forse ebbero l'imbeccata da D'Annunzio. Clerico offrì 400mila metri quadri di terreni in una pianura, l'antica Pianura del Marchese, che andava dalla Pineta a Colle Orlando già nel 1913. Nel 1916 il ministero dice di voler impiantare un aeroporto fra Pescara e Ortona. Il sindaco Farina riprese la palla al balzo. Nel settembre 1916 fu scelto un terreno oltre Villa del Fuoco, in contrada San Rocco di San Giovanni Teatino».
Questa vocazione al volo di Pescara è confermata anche dall'idroscalo sulla sponda settentrionale della Pescara.
«Doveva essere assegnato a un reparto di idrovolanti americano per la Prima guerra mondiale ma non entrò in funzione per la vittoria sugli austriaci. La posizione di Pescara era importantissima, il radiogoniometro marino era in dotazione a pochissimi porti tra cui Pescara, vista la sua posizione strategica».
La seconda tappa fu la costituzione nel 1918 della 302esima squadriglia di difesa aerea.
«Era comandata dal capitano pilota Angelo D'Angelantonio, pescarese. Circa 80 unità fra ufficiali, piloti e personale di servizio, il campo fu qualificato come base di difesa per le operazioni difensive e offensive del medio adriatico. Erano dotati degli SVA, i migliori di quel periodo, i Savoia-Verduzio-Ansaldo.
Era un periodo importante a livello di imprenditoria aerea anche grazie al contributo di grandi abruzzesi, i fratelli Pomilio e Corradino D'Ascanio.
«Mi ha colpito Luigi Mancini di Torricella Peligna, un sergente maggiore pilota molto intraprendente che vendeva aeroplani usati a Grecia e Turchia che stavano perennemente in guerra ma la cosa più valida che fece fu la Siac, Società italiana aviazione civile. Trasformò un grosso aeroplano capace di ospitare otto passeggeri, riscaldato, nel 1919 fu il primo a capire lo sviluppo dell'aviazione civile, Caproni non lo seguì e per la storia furono i francesi a fare il primo aereo passeggeri. D'Ascanio era un ufficiale ingegnere e si occupava di cose aeree a Torino e lì c'erano molti altri ufficiali specialisti come Savoia, Ottorino Pomilio, il fratello Carlo. Ottorino che era il più intraprendente mise su una fabbrica di aeroplani. Lavorava nell'ufficio di controllo delle commesse, erano controllati e controllori. Ottorino si dimise dal genio aeronautico, costruì molti aerei che avevano nomignoli strani. D'Ascanio qualche problemi li risolse, ha inventato il clinometro. Se lo portarono in America, ci fu un'inchiesta parlamentare segreta - c'era la guerra - ma fu messa a tacere perché erano uomini di valore. Costrinsero i Pomilio a vendere la fabbrica all'Ansaldo e se ne andarono in America, costruirono due o tre prototipi ma non interessarono molto, e poi il nuovo non si vendeva perché c'erano i residuati bellici. Altri due grandi furono l'ingegnere Del Proposto e il marsicano Lamberto Micangeli».
L'aeroporto finì nel limbo dopo la prima guerra mondiale.
«Nel dicembre 1919 la squadriglia fu sciolta, ma il ministero non smobilitò, nel 1921 morì Pasquale Liberi che era il nipote acquisito di Ernesta, sorella di Gabriele D'Annunzio in occasione di una gara a Ravenna. L'aeroporto fu intestato a lui e fu eretto il monumento funebre al cimitero di San Silvestro. Nel 1927 rientrò nella legge Balbo sui campi di fortuna e il campo Pasquale Liberi ricominciò l'attività. Il decreto dettava norme precise, doveva estendersi a 50 ettari, dovevano essere deviate le strade, esigeva determinati lavori. Nascevano altri campi a Colonnella-Tortoreto e a Pescocostanzo. All'Aquila nel 1930 a Piazza d'Armi faceva scalo il volo di linea Pescara-Roma. Centi-Colella e Adelchi Serena decisero di fare un campo a Monticchio che fu una burla. Nel frattempo a Pescara nasceva l'Aeroclub grazie a Raffaele Breda e iniziò questa collaborazione, l'Aeroclub era un po' la tutela dell'aeroporto. Nel 1952 era prevista la sdemanializzazione dell'area, l'Aeroclub riuscì a evitarlo».
Nel 1936 lo sviluppo arrivò al culmine con la scuola di volo.
«Nel 1939 era uno dei migliori anche per i supporti logistici. Era l'officina del quarto stormo, di tutto il centro sud, a livello di accademia sfornava due corsi l'anno, al "Tito Acerbo" c'era la scuola specialistica per universitari, l'aeroporto sovrintendeva a tutte le scuole di indirizzo aeronautico per l'Abruzzo e le basse Marche. Nel 1942 cominciarono a progettare la pista allungandola di due km e di costruirne un'altra trasversale, furono stanziati molti milioni ma la caduta di Mussolini e l'armistizio, bloccarono tutto. Nel settembre '43 ha ospitato l'ultimo consiglio di guerra, la fuga del governo Badoglio e del re progettata per via aerea e poi realizzata via mare».
Negli anni Cinquanta c'era la necessità di asfaltare la pista.
«Breda, a capo dell'Aeroclub, si inventò un avioraduno in concomitanza dello spostamento della salma di Luisa D'Annunzio dal cimitero di San Silvestro alla chiesa di San Cetteo. Poi concepì il Trofeo D'Annunzio e riuscì a rendere nel mondo aeronatico conosciutissima Pescara».
In quegli anni si costituì l'Itavia.
«Nacque a Pescara dai figli del notaio Mancini, appoggiati da Antonio Segni che considerava l'Alitalia un carrozzone». La via era tracciata.

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