|
Su D'Alfonso: «Evitato un plebiscito anti Regione. Adesso si può cambiare l'Abruzzo» PESCARA. Lo chiama sempre «Luciano», evita il D'Alfonso e, quindi «Con Luciano ci sentiamo cordialmente. Con Luciano ho incontri del tutto civili». «Luciano ha pregi, che io non ho, ma Luciano ha difetti che io non ho». Ottaviano Del Turco dopo che la battaglia volge a suo favore s'addolcisce e stempera le asprezze della contrapposizione con attestati di «amicizia». Ricorda che sono accaduti fatti nuovi e che rinuncia a dimettersi da presidente della giunta. Quindi, come anticipato da il Centro, spiega perchè ha cambiato idea. Due gli atti risolutivi. Il primo: a correre per le primarie alla segreteria del Partito democratico saranno in due, Luciano D'Alfonso, sindaco di Pescara che non piace a Del Turco perchè reo di innescare un plebiscito anti giunta, e Tommaso Ginoble assessore alle protezione civile, che è «l'uomo giusto», «persona sensibile che sta facendo una grande esperienza nel governo regionale». Il secondo evento che lo ha fatto desistere è la «telefonata di Veltroni che mi ha chiamato alle 14 di lunedì», svela Del Turco, «per dirmi che non avrebbe accettato una candidatura frutto di una rissa e del settarismo». Con un Pd ambito da due candidati c'è quindi la corsa vera che gli piace. Le riflessioni sono presentate nella sala stampa della Regione. Sala gremita di giornalisti, cineoperatori e fotografi, in attesa del "mi dimetto" del presidente. Invece è un arrivederci perché se ieri le dimissioni sono rientrate, all'orizzonte si intravedono altre mine. Quello che prefigura il presidente, è un volo al trapezio: dove i problemi della Regione si intrecciano con le capacità del Pd di sostenere le sue iniziative riformiste. Le questioni calde le elenca tutte: sanità, legge Omnibus, tagli agli enti e agli sprechi, riforma delle Ato, Ater, nomine. Del Turco vuole che il Pd sia alfiere di queste battaglie. Non gli bastano le rassicurazioni di D'Alfonso, Ds, Margherita, della cabina di regia del presidente Franco Marini. Diffida di tutti, tranne che della sua creatura, Alleanza Riformista, dei sui fedeli consiglieri Lamberto Quarta e Camillo Cesarone, Vincenzo Rivera, e punta sul tavolo della politica regionale tutto sulla casella Ginoble contro D'Alfonso. «Si evita una sorta di plebiscito che poteva avere anche un carattere equivoco per gli abruzzesi», racconta, «da quel plebiscito», infatti poteva farsi avanti non solo il segretario del Pd, ma anche un competitore alla carica di presidente della giunta e, soprattutto, a suo giudizio delle riforme intraprese, «abbiamo evitato che le elezioni si facessero su questo e, adesso, si può discutere di come cambiare l'Abruzzo», ricorda sollevato Del Turco che rilancia il suo candidato, «perchè Ginoble porta anche un pezzo di questa cultura del cambiamento in questa regione». Il presidente ricorda i punti caldi e controversi che la Regione deve affrontare. Questioni irrisolte che potenzialmente sono nuovi appuntamenti per le dimissioni. «La legge Omnibus?», si chiede scontento Del Turco, «io non la promulgo. Mi dicono che siamo quasi fuori i limiti di legge. Io voglio però prima capire cosa ne pensa la mia maggioranza». Così come per la sanità, Del Turco annuncia che inizierà il confronto con le cliniche private per ricontrattare i budget delle convenzioni, saranno vacche magre per gli imprenditori. «Non certo le convenzioni generose fatte dal centrodestra», spiega, «concessioni fatte nel marzo 2005 e che ci vincolano fino alla fine del 2007». Il primo impegno sarà dedicato ad una nuova legge per la gestione delle acque. Poi toccherà alle Ater. «Oggi si spende di più», calcola Del Turco, «per i sette consigli di amministrazione che per le case da riparare». |