Data: 12/09/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Partito democratico, via alla resa dei conti. Del Turco non si dimette, Ginoble scende in campo contro il sindaco di Pescara

Centrosinistra. Il governatore: «Veltroni ha detto che non ci sono candidature di serie A e B. Marini? Amici come prima»

PESCARA - Non si dimette più. Ci ha ripensato Ottaviano Del Turco come altre cento e mille volte negli ultimi cinque mesi, perchè adesso c'è Tommaso Ginoble a rompere le uova nel paniere a Luciano D'Alfonso, Ginoble che ha accettato di candidarsi obbedendo a una precisa richiesta del governatore, a costo di mettersi contro Franco Marini, a costo di sconfessare il voto unanime della direzione del suo partito, a costo di spaccarlo e lasciarlo a pezzi. In cambio riceve sviolinate e complimenti delturchiani, lui Tommaso «che ha superato la prova del fuoco», quella degli incendi estivi insomma. Tanto che alla Perdonanza applaudono solo lui e gli altri dirigenti della Protezione civile. Prova di muscoli, insomma.
E sulle ceneri di una Margherita ridotta a pezzi, il presidente della Regione membro del comitato dei 45, se la ride. A mezzogiorno preciso annuncia in conferenza stampa, dopo una funambolica premessa che spazia dai valori della democrazia alla propria auto-celebrazione, che lui non ha preclusioni nei confronti di nessuno. In un attimo si fa il buio, se ne va la luce su Del Turco che dice che Luciano voleva fare troppe cose, lo chiama Luciano perchè vuole far intendere che sono amici per la pelle: tre in un colpo solo, il sindaco bis di Pescara, il segretario del Pd e poi anche il presidente della Regione, che ambizioso. «Anche perchè a me sembra naturale che D'Alfonso affronti il secondo mandato, normale - dice Del Turco - dopo l'attacco a cui è stato sottoposto», normale ma non per lui. «Io alla Regione darò spazio a candidature nel mio stesso segno, ma osteggerò le espressioni della politica del passato», e tutti sanno con chi ce l'ha, il passato per lui è D'Alfonso, anche se ha vent'anni di meno ed è in vetta alla classifica dei sindaci più amati d'Italia.
E ride compiaciuto Del Turco quando un giornalista gli dice che oggi è lui il vincitore e che fa se ha spaccato la Margherita, nella stanza si aggira Bernardo Mazzocca assessore alla Sanità che solo un anno fa inneggiava a D'Alfonso-Veltroni d'Abruzzo, il capo naturale del partito democratico. Oggi invece appoggerà Ginoble infischiandosene di Marini.
I socialisti hanno dimestichezza con le scissioni, ricorda a tutti Del Turco. Figuriamoci con le rotture. «Luciano ha molti pregi che io non ho - prosegue ostinato Del Turco - ma anche molti difetti che io non ho», non dice quali ma assicura che alle prossime elezioni lo sosterrà, «saremo tutti impegnati a dargli una mano», tutti quelli dell'Alleanza riformista che si sa, non è proprio un esercito. Il punto di snodo lunedì pomeriggio, con la telefonata di Veltroni. Del Turco racconta: «Veltroni ha detto che non avrebbe sottoscritto nessuna candidatura che avesse i caratteri del settarismo e della rissa, che non ci sono candidature di serie A e serie B». E sorvola Del Turco sul fatto che il sindaco di Pescara non si è auto-candidato ma è stato candidato dal suo partito, addirittura da Marini e che Margherita e Ds gli hanno detto sì all'unanimità, se rissa c'è insomma porta una sola firma. «Ma con Marini amici più di prima», garantisce per tutti e due Del Turco. Così il Pd avrà due candidati, per effetto della personale e viscerale guerra del presidente della Regione al sindaco di Pescara. Solo che uno è ufficiale, D'Alfonso, l'altro è espressione della Regione e di Del Turco, cioè Ginoble. E così le elezioni per il Pd diventeranno un vero e proprio referendum, un vero e proprio ring pro e contro la Regione, pro e contro Del Turco. Un bellissimo match, e chissà se chi perde alla fine ne trarrà le conseguenze.

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