|
Il leit-motiv è unico: lasciamo la parola ai lavoratori. Ancora pochi giorni e si capirà quanto è giustificato l'ottimismo dimostrato dai tre sindacati confederali. I direttivi centrali di Cgil Cisl e Uil hanno approvato l'intesa per il welfare firmata il 23 luglio scorso con il governo. Su 400 voti solo 3 erano contrari. E non temono sorprese rispetto all'esito della consultazione diretta degli iscritti che potranno votare dall'8 al 10 ottobre. I risultati sono attesi per il 12. Una bocciatura non è contemplata. Le assemble dei lavoratori e pensionati per capire i contenuti dell'intesa inizieranno già dal 17 settembre. A questo punto la contrarietà espressa dalla Fiom-Cgil rispetto a tutti i punti del documento (tranne l'aumento delle pensioni più basse) si rivela piuttosto una grana politica. Con ripercussioni anche negli equilibri della coalizione di governo. Se è vero che la posizione di traverso del leader dei metalmeccanici Gianni Rinaldini trova sponda solo nell'area della sinistra dell'Unione: Rifondazione, Pdci, Sinistra democratica. E anche in previsione di un autunno "caldo" inaugurato dalla manifestazione promossa dal Manifesto e Liberazione per il 20 ottobre.
Rinaldini: non mi auguro crisi di governo e della Cgil Con i suoi 360mila iscritti la Fiom è sempre stata definita "il quarto sindacato". L'idea di una scissione dalla casa-madre Cgil non è peregrina. Rinaldini da una parte manda segnali distensivi ai vertici del suo sindacato e dell'esecutivo: «Non c'è nessuna crisi nella Cgil» e del resto «siamo contrari alla crisi di governo». Dall'altra lancia frasi sibilline: «Da questa vicenda, qualunque sia l'esito della consultazione si apre un problema sulla prospettiva della rappresentanza sindacale e sul futuro della Cgil». Il leader Cgil Guglielmo Epifani è convinto che si sia «di fronte ad un fatto del tutto nuovo. Ora saranno i lavoratori a decidere. Poi si aprirà anche una verifica su quanto è successo». Ma dalla direzione fanno sapere che non ci sarà nessun congresso straordinario. A meno che la Fiom non lo riesca ad ottenere raccogliendo i voti necessari.
Il governo Il governo per ora sembra attendista. Qualsiasi presa di posizione è rimandata al dopo consultazione. Gli unici ad esprimersi sono stati il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che si è detto «convinto che la grande parte dei lavoratori della categoria appoggerà questo accordo». E il ministro dell'Attuazione del programma, Giulio Santagata che è stato tranchant: «Noi abbiamo firmato il patto con la Cgil, quindi?».
Confindustria Un appello al riallineamento all'interno della Cgil arriva addirittura dal vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, che si augura «il buonsenso prevalga» e che la frattura «venga ricomposta». «Essendo stato firmato da un Governo e da un ministro ex sindacalista il Protocollo è un documento fatto con equilibrio, molto bene e va a vantaggio dei lavoratori» riferendosi al ministro del Lavoro Cesare Damiano, che è stato per 20 anni dirigente della Fiom. Ma nell'ala più riformista.
L'opposizione Dalle file dell'opposizione i commenti sono sarcastici. Se il Dc Rotondi considera questa «un'altra delle grane che deve affrontare il governo Prodi», Roberto Maroni, capogruppo della Lega alla Camera, si stupisce che «questo governo è riuscito nell'impresa storica di spaccare, dopo la sua maggioranza, persino il sindacato che più l'ha sostenuto in campagna elettorale. Alla faccia della concertazione tante volte sbandierata...».
La sinistra dell'Unione Per ora quindi la Fiom trova la solidarietà soltanto nella sinistra radicale. Che su questo punto non accenna ad abbassare il tiro. Rifondazione, attraverso il capogruppo al Senato Giovanni Russo Spena, replicando al segretario generale della Cgil: «Epifani chiede alla politica di fare un passo indietro. Io credo che, al contrario, debba fare un passo avanti e farsi carico delle esigenze, dei bisogni e delle richieste dei diretti interessati: i lavoratori e i pensionati». Mentre è toccato al segretario Franco Giordano chiarire su un punto fondamentale del contendere. A proposito di un eventuale «gioco di sponda» tra Rifondazione e la Fiom risponde: «Noi rispettiamo l'autonomia del sindacato, così come il sindacato rispetta l'autonomia del parlamento». Mentre resta convinto del fatto che «le forze politiche, e il Parlamento nella sua autonomia, abbiano il diritto e il dovere di intervenire anche sull'accordo firmato in luglio per emendarlo e migliorarlo». Perentoria Manuela Palermi, capogruppo Pdci al Senato: «È scandalosa la sufficienza con cui viene commentato da esponenti politici dell'Unione e della Cdl il no della Fiom-Cgil agli accordi su pensioni e welfare».
|