Data: 15/09/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Occupazione, Pescara cenerentola. Castellucci (Cgil): «Serve un patto per lo sviluppo» I dati Cresa e l'allarme dei sindacati: «La nostra provincia ultima in Abruzzo»

PESCARA - Maggiori investimenti nei settori dell'industria e dell'agricoltura per rilanciare l'economia della provincia. E' questa la formula suggerita da Cgil, Cisl e Uil nella conferenza stampa di ieri mattina, dove è stato tracciato un bilancio preoccupante dell'economia pescarese, sulla base dei dati del Cresa (Centro regionale di studi e ricerche economico-sociali d'Abruzzo) sull'occupazione regionale negli ultimi tre anni. Scendono costantemente, dal 2004 al 2006, i tassi di attività (dal 64% al 59,3%) e di occupazione (dal 58,5% al 54,4%) a Pescara, a differenza di quanto si registra per le altre province. Con 112mila occupati, Pescara scende nel 2006 all'ultimo posto nella regione, con un trend negativo in tutti i settori (settemila occupati in meno rispetto al 2004). Ad essere colpito è soprattutto il mondo femminile, con una diminuzione di occupazione che arriva nel 2006 a cinquemila unità (da 46mila occupate del 2005 si passa a 41mila). Agricoltura e industria i settori maggiormente in crisi, che perdono rispettivamente il 50% (da quattromila occupati del 2005 a duemila del 2006) e il 12,9% (da 32mila nel 2005 a 28mila nel 2006). Tiene, rispetto al 2004, il settore del terziario e dei servizi (con 83mila occupati), dove però Pescara scende dal primo al penultimo posto, davanti solo a Teramo (che però registra un trend positivo del +5,4%). «I dati elaborati dal Cresa», ha spiegato Paolo Castellucci, segretario provinciale della Cgil, «permettono di leggere l'andamento economico della provincia di Pescara, che risulta in netta crisi. A ciò si aggiunga che, da un recente studio sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in Abruzzo, risulta che Pescara è al primo posto in Italia per il rischio di usura. Abbiamo subito inviato lettere al presidente della Provincia, al sindaco di Pescara e alle associazioni degli industriali e degli imprenditori per invitarli ad un tavolo di confronto che getti le basi per un patto sullo sviluppo». E' soprattutto nei settori dell'industria e dell'agricoltura che vanno concentrati gli investimenti: «La tenuta dell'industria nella provincia è stata finora legata al boom delle costruzioni, ma nei prossimi anni ci sarà un ripiegamento e i dati saranno ancora più allarmanti». Con il segretario della Cgil, sono d'accordo pure Umberto Coccia della Cisl e Antonio Ortolano della Uil, critici verso le potenzialità di traino della grande distribuzione sull'economia locale e sull'occupazione. «Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita della grande distribuzione nella provincia di Pescara, dove però si avvertono i primi segnali di crisi -ha spiegato Coccia- evidenti già ora dai dati che riguardano l'occupazione femminile». A preoccupare i sindacati sono pure i dati pubblicati dal Sole 24 Ore sull'ateneo "d'Annunzio" che, in una graduatoria delle università italiane, scende al 34° posto (mentre sale al 18° quello dell'Aquila). Tra i parametri presi in considerazione, l'università di Pescara figura all'ultimo posto per i "talenti" (immatricolati con voto di maturità compreso tra i 9/10), mentre è in testa alla classifica per l'affluenza da fuori regione e al secondo posto per il numero di studenti che abbandona al secondo anno. «Si deve intervenire anche sull'università -ha concluso Castellucci- perché è l'eccellenza dell'università che poi determina la qualità degli occupati e dello sviluppo locale».

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