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La visita del presidente della Camera. Assenza a sorpresa di Del Turco. E tra i sindaci non c'è D'Alfonso. Province divise, De Dominicis polemico L'AQUILA - Lo accolgono Marino Roselli, Massimo Cialente, Enrico Paolini, strette di mano sorrisi e ringraziamenti, no Del Turco non c'è, forse è in ritardo. Ma non c'è neppure dopo, alla fine del tappeto rosso nella sala Michetti, pare che sia arrivato al casello dell'Aquila ovest e poi dietrofront. Punti interrogativi, curiosità: per mancare alla visita del presidente della Camera terza carica dello Stato e all'inaugurazione della nuova aula consiliare deve essere successo qualcosa di grave, molto grave. No, non è così: Fausto Bertinotti viene accolto all'Aquila in piena bagarre per il partito democratico, in platea assenze vistose, quelle dei parlamentari per esempio (non c'è Pina Fasciani non c'è Giorgio D'Ambrosio), del sindaco di Pescara da mercoledì a letto con la febbre (ma il giorno prima era a Scafa a un comizio con mille sostenitori) che delega l'assessore di Rifondazione Tommy Di Biase con fascia tricolore, dei litiganti c'è solo Ginoble seduto tra Pisegna e Legnini, cerimoniale un po' confuso, e al tavolo con Bertinotti è un si sieda chi può. Del Turco non verrà ormai è chiaro, e chissà che è successo. A ridimensionare ci pensa il vice presidente Enrico Paolini, «ha avuto una piccola emergenza familiare» dice, non si accorge della gaffe perchè se è piccola non è giustificata, e da lì nasce una leggenda metropolitana che si trascinerà per tutta la mattinata nelle chiacchiere degli assessori e anche oltre: il malore della moglie diventa malore del cane e giù di questo passo. Paolini parla poi del debito sanitario e delle difficoltà di sviluppo della regione, Roselli ammicca al tema del precariato così caro a Bertinotti, Cialente racconta che lì dove c'è la nuova aula c'era il vecchio istituto industriale dove mezza generazione di aquilani ha giocato a calcetto, mentre Stefania Pezzopane ricorda a Bertinotti quando tutti e due si arrampicarono sui tetti per difendere i diritti dei lavoratori e poi fa un netto e preciso richiamo all'aquilanità, «oggi la Regione rafforza il suo legame con l'Aquila capoluogo, mentre altri capoluoghi continuano sulla strada delle loro vocazioni», insomma Pescara stia al suo posto. Il tema dell'antipolitica è inevitabile, si risponde con «più rigore, sobrietà e austerità» secondo Pezzopane, mica si può fare come Maria Antonietta moglie di Luigi XVI che proponeva di dare le brioches al popolo affamato. Bertinotti sorride, mezz'ora prima aveva avuto un incontro riservato con Settimio Ferranti sulla situazione degli Lsu, e gli aveva promesso tutto il suo aiuto per favorire la stabilizzazione. E passano al microfono il sindaco di Lanciano Filippo Paolini e il presidente della Provincia di Chieti Tommaso Coletti che soprattutto parla di sè, lui che in quell'aula tanti anni fa, solo che alla fine si arrabbia il presidente della Provincia di Pescara Pino De Dominicis, perchè mai loro sì e lui no, «due dei presidenti di Provincia erano seduti al tavolo di presidenza mentre gli altri due erano in platea confusi tra gli ospiti», chissàperchè. Per fortuna che c'è l'aria condizionata, l'hanno messa dopo che il presidente della Repubblica a giugno scorso ha rischiato di svenire a quaranta gradi. E alla fine menomale parla Bertinotti, in platea gli uomini del suo partito in grande spolvero, c'è anche Peppino Di Lello, poco composti i consiglieri di centrodestra: «Non possiamo non vedere nella precarietà un elemento di allarme. Le istituzioni devono mettere mano al più presto al problema attraverso un'azione incisiva dei governi locali d'intesa con quello centrale». E l'inaugurazione della nuova aula è una sollecitazione, secondo il presidente della Camera, ad aprire «le porte e le finestre delle istituzioni ai cittadini», invece la nuova aula è bella sì, ma piccola e poco funzionale e i cittadini non ci entrano: «Ridurre il distacco, abbattere i costi della politica» è il monito di Bertinotti, «non con la scure ma con la razionalizzazione». Applausi, Roselli consegna il suo regalo che è una bella anfora di Castelli, da parte di Del Turco che non c'è e della giunta regionale niente, e forse avranno pensato che anche così si riducono i costi della politica. Davanti a Bertinotti sfilano i vecchi politici come Salini e Ricciuti che mica stonano tanto nell'Abruzzo di questi giorni dove si contendono la leadership Del Turco e Marini che proprio giovanissimi non sono, poi tutti di corsa nella nuova aula consiliare, vetro, acciaio e lampadari di Poul Henningsen, soppalchi per il pubblico, le opere d'arte donate dalla Sovrintendenza compreso il letto funerario in osso di Collelongo che fa sorridere i visitatori, e peccato per lo spatolato veneziano. Bertinotti si siede, suona la campanella e battezza la nuova aula, la poltrona di Del Turco desolatamente vuota. Un quartetto d'archi suona l'inno di Mameli, Tagliente si mette la mano sul cuore. Visita guidata nel consiglio-museo, Bertinotti torna a Roma. Di volata. |