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PESCARA. Fa tappa davanti all'istituto riabilitativo Don Orione, in via Aterno, ma la linea 11 della Gtm non ha la pedana per far salire i disabili. La storia ha dell'incredibile e a raccontarla è la mamma di un bambino di dieci anni costretto su una carrozzella. Ogni giorno madre e figlio partono da Francavilla, zona viale Nettuno, per raggiungere con i mezzi pubblici l'istituto pescarese dove dal lunedì al venerdì il bambino fa fisioterapia e riabilitazione. Ma dopo aver raggiunto con gli autobus delle linee 1 o 2, dotati di pedana, il centro di Pescara, inizia il dramma. Al punto che lunedì pomeriggio, alla fermata di via Conte di Ruvo, la signora ha bloccato l'autobus che ancora una volta non consentiva al figlio di salire. «Mi sono seduta sugli scalini, e nonostante gli altri viaggiatori protestassero, ho chiesto che mi facessero arrivare un autobus con la pedana. Ma non ce l'ho fatta neanche questa volta, dopo un quarto d'ora ho dovuto desistere perchè», racconta Daniela Rapino, «l'autista mi ha assicurato che non c'erano altri mezzi». Un'ennesima rinuncia per il piccolo che, con la madre, ha dovuto riprendere la via del ritorno a bordo dell'1, a Francavilla, senza aver fatto la riabilitazione al Don Orione, dove peraltro, confida la madre, «va tanto volentieri». Ma la beffa si è consumata ieri mattina, quando l'11 è arrivato sì, con la pedana, ma la pedana era fuori uso. E la signora Rapino, esasperata, si è rivolta al Centro. «Abbiamo davvero raggiunto il limite», dice la donna, «perchè non può essere che l'autobus che "serve" un istituto riabilitativo non sia attrezzato per trasportare i disabili. Questa è solo la mia denuncia, ma ci saranno sicuramente altre persone che in silenzio patiscono gli stessi disagi». «Non è possibile», va avanti la signora Rapino, «che io e mio figlio abbiamo preso l'uno, siamo scesi davanti al teatro Michetti, abbiamo aspettato 25 minuti e alla fine, dopo aver visto arrivare l'11 finalmente dotato di pedana ci siamo sentiti dire dall'autista che non funzionava. Cosa potevo fare ancora? Mio figlio aspetta ogni giorno di andare al Don Orione, non potevo riportarlo a casa di nuovo. E allora me lo sono caricato sui gradini dell'autobus, da sola. E questo è tutto. Succede da dieci anni. Ma ora non ne posso più». |