|
«Se si continua così il conflitto è assicurato» ROMA. I sindacati bocciano il piano di prepensionamenti contro assunzioni di Luigi Nicolais. Ma il ministro insiste e assicura che lo svecchiamento della Pubblica Amministrazione è già cominciato: «Il governo ha avviato» ha spiegato «un processo di ringiovanimento della struttura attraverso assunzioni al 60 per cento rispetto ai pensionamenti, per cui oggi sostituiamo 10 dipendenti che vanno in pensione con 6 persone giovani o che già lavorano nella pubblica amministrazione». Nicolais ha inoltre annunciato «un giro di vite molto forte in tema di consulenze portandole al 30 per cento di quello che erano nel 2004. Quest'anno ci sarà una norma nella finanziaria «per dare la possibilità alla Corte dei Conti di non riconoscere il costo della consulenza se non c'è stata un'operazione di trasparenza, di pubblicizzazione della consulenza stessa, come richiesto dalla direttiva della Funzione Pubblica e dalle norme del decreto Bersani». Niente più blocco delle assunzioni, ma mentre prima il ministro parlava di prepensionamenti ieri ha detto solo che la gente «potrebbe trovare conveniente andare via con degli incentivi, lasciando la possibilità di assumere giovani». I sindacati ieri hanno avuto il primo incontro e il no è stato su tutta la linea. La smettano di pensare ai prepensionamenti e si preoccupino invece di mettere nella finanziaria quanto serve al rinnovo del contratto, hanno detto in sintesi tutti i sindacalisti. «Se il ministro invece di parlare di generici tagli al personale, si occupasse di trovare insieme al ministro dell'Economia le risorse per rinnovare i contratti in scadenza, otterrebbe sicuramente risultati molto migliori. Se il ministro Nicolais invece sceglie di continuare così, l'unico risultato che otterrà sarà quello di aprire un conflitto con il mondo del lavoro pubblico» ha avvertito Carlo Podda, segretario generale degli statali-Cgil. Nicolais pensa che il «suo progetto nazionale» vada discusso con gli enti locali: «E' un'opportunità» ha spiegato che diamo alle amministrazioni locali per rendere più efficiente il lavoro e il servizio pubblico». Nicolais non è solo a pensare ad un piano energico per gli impiegati pubblici. Oriano Giovannelli, del dipartimento Innovazione e qualità delle Pubbliche Amministrazioni dei Ds, è d'accordo con il ministro. «E' vero che esistono diverse pubbliche amministrazioni e che alcune di queste hanno bisogno di rafforzamenti quantitativi oltre che qualitatitivi, ma questo non deve servire a sfuggire il nodo vero posto dal ministro. Dobbiamo tendere ad una pubblica amministrazione con meno personale, più tecnologie, più giovani laureati, qualificati, aperti ai cambiamenti». Su un punto però Giovannelli è in disaccordo: «La proposta del ministro non mi convince pienamente: eliminare del tutto la flessibilità nei contratti di accesso alla Pubblica Amministrazione è un modo per combattere il precariato ma non bisogna pensare che ogni flessibilità nella pubblica amministrazione sia sinonimo di precarietà». Quindi l'unica proposta che trova consenzienti i sindacati non convince l'esponente dei Ds. Per Paolo Nerozzi (Cgil) «per andare in pensione bisogna avere i requisiti previsti dall'attuale riforma delle pensioni». E Rino Tarelli della Cisl dice no a «prepensionamenti generici e confusi che vanno contro la qualità dei servizi offerti». Secondo Pierpaolo Baratta della Cisl «è necessario riaprire il confronto partendo dal memorandum che prevede una riorganizzazione da fare a livello di ogni singola amministrazione e non a carattere nazionale». |