Data: 19/09/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
D'Alfonso-Ginoble, sorrisi e colpi bassi. Primo confronto davanti a una platea di agricoltori. Fisco, antipolitica e prezzi i temi più applauditi

L'incontro organizzato con successo dall'assessore Verticelli tra i due candidati alla segreteria del Partito democratico. Tanti i riferimenti a Del Turco

MONTESILVANO - Qui fuori dalle quattro, vento caldo sole forte, accalcati davanti al Serena ma non sanno neppure perchè. Tanti, tantissimi, vengono da Abbateggio, Roseto, Cepagatti, agricoltori perlopiù, «ci hanno chiamato dalla Coldiretti, per dirci di venire perchè c'è un importante convegno sull'agricoltura». Convegno proprio no, confronto forse. Tra Tommaso Ginoble e Luciano D'Alfonso, è il primo faccia a faccia dopo lo strappo dei ginobliani che si sono tuffati nella contesa a corpo morto sfidando l'ira di Franco Marini, organizza Marco Verticelli e la sua associazione culturale e politica "Terra futura", ecco perchè l'agricoltura, ecco perchè gli agricoltori, che fa se non sanno manco perchè Ginoble si è candidato contro D'Alfonso. Si incontreranno qui e sarà la prima volta, nessuno vuole farsi sfuggire l'incontro o magari lo scontro, arriva prima puntualissimo il sindaco in Cinquecento con autista mentre dovrà passare una buona mezz'ora perchè si materializzi Tommaso Ginoble in auto blu e segretaria. Il sindaco in abito azzurro, Ginoble direttamente dall'Aquila in jekerson e scarpe sportive di camoscio tanto per stare in sintonia con la platea, mica fesso. Si scusa, «certo il Pd dovrà cambiare anche le abitudini e diventare più puntuale», e menomale.
La sala del Serena Majestic è piena, Verticelli si aggira soddisfatto, D'Alfonso si siede e aspetta che Ginoble finisca le interviste, ecco che arriva con la sua bella risata a bocca aperta, magari è nervoso, D'Alfonso è più teso ma alla fine i due sfidanti si abbracciano perchè così vuole il copione, si stringono la mano ad uso e consumo dei flash. E' fatta, seduti finalmente. In mezzo a loro Giovanni Di Fonzo che si becca il suo tributo di notorietà e fotografie, e quando gli ricapita, resta in mezzo agli sfidanti perchè non si sa mai, magari si azzuffano. I fotografi insistono, un'altra stretta di mano e loro stringono, sulla pancia di Di Fonzo. Verticelli fa gli onori di casa, è suo il copyright, parla dei successi del suo assssorato, del piano dell'agricoltura, degli sforzi e dei problemi, e alla fine ricorda la festa di quando era bambino e spera che il Pd diventi come il Palo di maggio, metafora della vita che si rinnova, a primavera. Solo che siamo in autunno, e di cambiamenti nisba. Parlano il preside di agraria, due imprenditrici agricole e la platea sbuffa, alla fine finalmente tocca a loro. Li invitano sul palco, Ginoble a gambe larghe, D'Alfonso accavallate, tutti e due fogli in mano, servono per darsi un tono. Si estrae a sorte il primo, comincia D'Alfonso. Parla dei successi di Verticelli, dice che è stato fatto tanto ma si può fare di più, della fiscalità che deve essere ripensata, e Ginoble si preoccupa perchè D'Alfonso col microfono in mano è un cavallo di razza, forse per questo vogliono fargli le scarpe. Ma il confronto fino a questo momento è piatto, anche monotono. E' alla fine che D'Alfonso lancia il suo fendente, il suo messaggio in codice a Ginoble & C., anzi per la verità a Del Turco. A sorpresa tira fuori gli incendi: «Cosa sarebbe stato dell'Abruzzo se non ci fossero stati i vostri presìdi - dice agli agricoltori - grazie per quello che avete fatto» e l'applauso se lo trascina via. Il riferimento è a Del Turco che aveva celebrato in lungo e in largo le qualità del suo assessore (Ginoble) alla Protezione civile: se l'Abruzzo si era salvato dal fuoco, disse, il merito era tutto suo (di Ginoble). Servito.
Poi, però Ginoble è abile, mica sfida D'Alfonso sul terreno dell'eloquio ma va giù basso con umiltà a pizzicare i sentimenti, lui ex giocatore di basket racconta che prima di iniziare una partita provava sempre una grande emozione: «Pensavo che poi alla seconda partita mi sarebbe passata, invece niente. E una grande emozione provo oggi davanti a voi, Verticelli ha compiuto un miracolo», bravo non c'è di che. Parla dell'antipolitica, ammette che se ce n'è tanta in giro la colpa è della politica che dovrebbe assumere comportamenti esemplari. E infila la seconda strizzatina d'occhio: con l'avvento dell'euro e l'aumento dei prezzi lui sperava che a beneficiarne fossero stati finalmente gli agricoltori, salvo poi scoprire che no, «i prodotti vi vengono pagati meno di prima», e gli agricoltori lo applaudono forte, ma sanno che è il politico che parla, e ai commercianti adesso chissà che gli dirà. Per fortuna si parla di politica, Pasquale Tritapepe che guida il dibattito chiede a Ginoble come ha vissuto i momenti dello strappo. «Sono stati giorni di grande coinvolgimento personale e emotivo, ma penso di aver agito con coscienza. Marini per me è un padre e ogni padre ha il dovere di comprendere le ragioni dei figli», dovere dice, e chissà che ne pensa il presidente del Senato: le ragioni dei figli magari, ma quelle di Del Turco? E la doppia candidatura? Per Ginoble è un'opportunità per la democrazia, «sarebbero state assurde le primarie con un solo candidato». Anche per D'Alfonso è così, solo che lui vive in un partito, ricorda a Ginoble e a tutti, e le sue decisioni andrebbero rispettate. «Io avrei gradito addirittura un ventaglio più ampio di candidature, per consentire un combattimento delle idee. Poi, certo non ho apprezzato espressioni che si potevano evitare, ma i sentimenti come i risentimenti, fanno parte della vita». Riferimento a cose o persone non è assolutamente casuale.



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