Data: 20/09/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Epifani: «L'Abruzzo è lo specchio dell'Italia» Il leader Cgil: qui convivono crescita e arretratezza, il futuro nelle piccole imprese

L'AQUILA. «Non c'è solo un Abruzzo, ma ci sono più Abruzzi: quello delle chiusure industriali, quello industriale, quello arretrato, quello più collegato. Questa regione, in questo momento storico, è lo specchio delle difficoltà del Paese. L'Abruzzo negli anni scorsi, grazie alla spinta della costa, ha dato segnali di ripresa, ma ora è tornato in bilico, tra crescita e arretratezza». Quasi una sentenza, per la nostra regione, da parte del segretario generale nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani, all'Aquila per i 100 anni del sindacato. «Ma una strada percorribile c'è, per la ripresa: le piccole e medie aziende».
Si è chiusa proprio con l'intervento del segretario generale nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani (nella foto a destra durante la relazione), la tre giorni di festeggiamenti del sindacato, per ricordare il secolo di vita della Camera del lavoro dell'Aquila (1907-2007, a livello nazionale è stata istituita nel 1906).
Gremitissima la sala "Rivera", aula magna dell'Università dell'Aquila, di pubblico, di delegati, ma anche di politici, come il sottosegretario, Giovanni Lolli, il sindaco del capoluogo di regione, Massimo Cialente; Gianni Melilla, presidente del consiglio comunale di Pescara e consigliere regionale, che ha mosso i primi passi proprio come sindacalista della Cgil. E in quanto a segretari, c'erano anche il regionale, Gianni Di Cesare, e provinciale, Sandro Giovarruscio.
La giornata di chiusura è stata intensa. È iniziata alle 9.30, con l'inaugurazione della mostra "100 anni di sindacato all'Aquila", a cura dell'Archivio di Stato. Poi è stata la volta della presentazione del volume "La memoria storica del movimento sindacale nell'Aquilano 1944-1970" (Edizioni Ediesse), e a seguire la tavola rotonda, con le "Esperienze sindacali nella Camera del lavoro", raccontate da Vittorio Giorgi, Silverio Iannella e Betti Leone (della direzione nazionale), con il coordinamento di Romolo Liberale.
Nel pomeriggio, il clou, con il convegno "Le lotte la storia", con l'intervento del segretario generale della Cgil, Epifani.
Mezz'ora di relazione, a braccio, quasi un colloquio sottovoce con l'attentissima platea, senza proclami o toni da comizio, ma con un'indicazione precisa, per i tanti «delegati e delegate», giunti da tutto l'Abruzzo: «Abbiamo radici forti, bisogna tornare tra i lavoratori e i pensionati, non ci sono scorciatoie». Epifani ha ripercorso anche le tappe del cambiamento del sindacato, ma soprattutto della società e del lavoro in questi 100 anni, «densi di avvenimenti straordinari, come due guerre, il ventennio fascista, che ha negato la libertà sindacale dopo le prime conquiste, il suffragio universale e poi le tante altre conquiste sul lavoro. Conquiste nate», ha sottolineato il segretario della Cgil, «dai contadini, dai braccianti, dagli uomini di fatica, poi dalle fabbriche, dagli operai. Il rapporto tra chi vive i campagna e chi in città, c'era già un secolo fa, ma è sempre così, soprattutto in una regione come l'Abruzzo. L'Aquila e la sua provincia sono un esempio: ad un certo punto aveva raggiunto uno straordinario processo di industrializzazione, che poi si è sgretolato, con cinquemila cassaintegrati. Merito del sindacato (anche Cisl e Uil) di avere tenuto aperte fino all'ultimo le aziende, ma anche il sindacato ha avuto la sua dose di responsabilità, perché "non ce l'ha fatta" ».
«La situazione attuale dimostra che quello che si è conquistato, non è mai "per sempre" », ha sostenuto Epifani. «Oggi siamo sotto attacco, come sindacati, perché stiamo sfidando chi vuole nascondere le condizioni di lavoro, perché disturbiamo i manovratori, diciamo no al precariato dei giovani, no al ruolo delle donne, che vengono considerate e pagate meno rispetto all'uomo. Perché abbiamo detto no alle riforme pensionistiche per le donne, discriminanti. Siamo quelli che dicono sì alla sicurezza, ma no ai metodi xenofobi e razzisti della destra. Diamo fastidio e, quindi, si preferisce il sindacato solo, chiuso e si dice che noi siamo finiti. Invece, i sindacati confederali sono ancora rappresentativi, siamo una forza popolare, con 12-13 milioni di persone». Infine, Epifani ha indicato una via d'uscita per l'Abruzzo: «La piccola e media impresa. È una regione in bilico, tra il Sud e la crescita del Nord. Quando chiude un'azienda, è difficile sostituirla. Questa è una fase difficile».

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