Trasporto regionale. Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti, Fast ferrovie, Ugl e Orsa hanno dichiarato lo stato di agitazione |
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Tornano nubi minacciose sul futuro dell'Officina ferroviaria della stazione di Sulmona e da ieri mattina Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti, Fast ferrovie, Ugl e Orsa, hanno dichiarato lo stato di agitazione. «In questi ultimi tempi si è fatto paradossale il ricorso a personale esterno per espletare ordinarie attività di manutenzione - spiega Gaetano Iacobucci, segretario provinciale Filt - per questo temiamo anche per le sorti dell'officina della stazione ferroviaria, basta pensare che circa una dozzina di dipendenti andranno in pensione entro l'anno e non è previsto turn-over, questo è un segnale chiaro circa le intenzioni di drastica riduzione, se non di smantellamento, delle attività dell'officina». Ai timori che ritornano sul destino dell'officina ferroviaria si aggiungono i problemi sulle «soppressioni indiscriminate di questi giorni che hanno privato di fatto intere aree delle zone interne regionali del diritto alla mobilità, come è accaduto per la chiusura di otto giorni decisa per la linea Sulmona-Carpinone». Altro problema è quello che riguarda i pendolari per la ventilata soppressione di altre corse sulla linea Sulmona-Pescara, altro sintomo di un malessere che aggredisce e rischia di penalizzare senza rimedio le ferrovie interne. I sindacati tentano ora una reazione promettendo «un'azione forte e decisa a tutela dei lavoratori e del servizio di cui necessita la nostra regione». Dalle aree interne infatti la crisi delle ferrovie sembra destinata ad allargarsi su tutto l'Abruzzo, provocando disagi sempre più gravi al personale dipendente e agli utenti. «La gestione e l'organizzazione del lavoro, la cronica carenza di personale, il ridimensionamento costante del servizio offerto, il costante ricorso ad azioni disciplinari con il solo intento di intimidire il personale sono alla base di quella che pare essere a tutti gli effetti il risultato di una strategia aziendale fallimentare e priva di prospettive» hanno rimarcato i sindacati. E gli effetti deleteri di questa strategia sono già sulle spalle di tutti, «dal personale di macchina e viaggiante al settore della manutenzione, dalla rete della vendita al settore amministrativo e gestionale». Inutili per i sindacati si sono rivelati sia l'accordo stipulato tra le parti a gennaio sia i tentativi di «riportare la situazione a livelli accettabili con la concertazione e le relazioni industriali contrattualmente previste». |