Data: 26/09/2007
Testata giornalistica: Trambus
Siamo europei, ma lasciateci l'auto di Maurizio Sgroi

Siamo europei, certo, ma non toccateci l'automobile. Che l'Italia si confermi come il paese dove si usa più l'auto privata ormai non è neppure una notizia. Nel paese della Fiat e della Ferrari, dove l'intera modalità di trasporto è stata impostata per favorire il mezzo privato a discapito di quello pubblico, non è neanche più il caso di stupirsene. Rimane il fatto però che la fissazione tutta italica per l'automobile diventa via via sempre più inattuale, quando non addirittura retrograda. E il guaio è che dalle autorità, che pure dovrebbero preoccuparsi di svecchiare alcuni costumi che ormai sono una chiara forma di nocumento, tutto viene tranne che una chiara presa di posizione. Certo, qualcuno dice che bisogna regolamentare sul serio l'uso dell'auto privata, limitandone magari l'accesso nei centri storici. Ma poi quando si tratta di fare sul serio - vedi la sessione di legge finanziaria - si premia la logica dell'incentivo alla rottamazione piuttosto che quella dell'uso del mezzo pubblico. A parole tutti dicono che serve una riforma del settore del trasporto locale. Ma in pratica non si va oltre ai soliti tavoli e tavolini che dopo una montagna di tempo perso a discutere partoriscono il solito topolino, che per giunta non trova neanche lo spazio necessario nella legge di bilancio. Sicché finisce che si allarga un po' il cordone della borsa, ma non si interviene sul problema vero. Che poi è un problema che il tpl condivide con il resto del paese. Ossia come riuscire a spostare masse crescenti di popolazione in un epoca di costi energetici crescenti e risorse calanti. Solo questo dovrebbe far capire quanto il trasporto locale sia centrale per il nostro futuro. Dovrebbe, appunto.

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