Data: 27/09/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«Conti sbagliati, la Asl non deve licenziare» La Cgil denuncia un divario tra bilancio e Piano di risanamento: «400 tagli evitabili». Il sindacato accusa: «Spariti 10 milioni e attuate politiche a favore dei privati»

PESCARA. C'è un gap di 10 milioni e «spiccioli» tra il bilancio 2004 delle spese per il personale della Asl di Pescara e la cifra della stessa voce e dello stesso anno inserita nel Piano di risanamento dell'Azienda, cui si fa riferimento per tagliare i costi. «I conti non tornano», tuona la Cgil, «e per colpa di quei tagli assistiamo impotenti da mesi a un'emorragia di personale precario che sta mettendo in ginocchio la sanità pubblica».
Documenti alla mano il segretario generale della Camera del Lavoro, Paolo Castellucci, il segretario provinciale della Cgil Funzione pubblica Massimo Petrini, e Antonio Terenzi, della segreteria del sindacato hanno radunato la stampa per «fare le pulci» ai conti della Asl e dunque denunciare «l'inspiegabile e pesante» divario tra «le somme indicate nel Piano di risanamento del sistema sanitario regionale concordato con il Governo e quelle che risultano dai bilanci certificati della Asl».
«Le Aziende sanitarie pubbliche», spiega Castellucci, «sono obbligate a una riduzione della spesa del personale dell'1,4% rispetto al 2004. Nel Piano di risanamento 2007-2009 risulta che la spesa per il personale della Asl di Pescara per il 2004 è stata di 148.988.000 euro da ridurre di 4.526.000 euro. Da non superare, cioè, nel 2007, il tetto di 146.414.000 euro per il personale. Ma la spesa del 2004», assicura mostrando le copie del bilancio, «è stata più alta di quella indicata nel Piano, e cioè di 158.777.000 euro. Rispetto a questa cifra, il tetto di spesa per il personale per il 2007 dovrebbe essere di 156.078.000 euro. Per il personale, cioè, si potrebbe spendere di più».
Insomma il Piano di risanamento sarebbe falsato da un errore macroscopico e ignorato, e questo sarebbe «grave, anche per il rapporto con il Governo», ha aggiunto il segretario, «perché il debito complessivo che emerge è superiore a quello indicato. Per la Regione ci potrebbero essere dei problemi. E forse è per questo», aggiunge polemico, «che non è stato attivato qui il tavolo triangolare - Regione, Asl, sindacati - previsto a luglio nel protocollo con il ministro Turco».
I tavoli triangolari dovevano servire a esaminare i bilanci e a trovare delle alternative ai tagli del personale, mantenendo i tetti di spesa. «Siamo a settembre», ricorda, «ci sono molti contratti di lavoro in scadenza (67 a fine mese), ma non si sta facendo nulla e il manager della Asl, Antonio Balestrino, non risponde alle richieste di incontro dei sindacati».
Alla scoperta del «peccato originale» che inficerebbe tutto il Piano, la Cgil è arrivata preparandosi a quegli incontri mai avvenuti, studiando i costi della sanità pescarese per poter fare proposte concrete per un risanamento dei conti che non gravasse unicamente sul personale.
«Dal 2004 al 2006 c'é stato un aumento della perdita di esercizio del 107%», attacca Castellucci: «si è passati da 45.558.000 euro a 94.135.000 euro. In tre anni è stata messa in atto una politica di deterioramento della sanità pubblica, puntando sulla privata». E per dimostrarlo la Cgil usa i numeri. Sia la mobilità attiva, generata cioé dai residenti nei territori di altre Asl, abruzzesi e non, che si sono rivolti a Pescara, sia quella passiva, cioé dei pescaresi emigrati altrove per curarsi, hanno avuto una drastica riduzione dal 2004 al 2006, sintomo evidente di una insoddisfazione verso il servizio. In crescita la spesa verso i privati (più 12,5%) e per la specialistica esterna diagnostica, salita addirittura del 92% (da 3.235.460 euro a 6.222.626 euro), prodotto delle lunge attese per accertamenti e visite, conseguenza, anche, dell'inefficenza di molte attrezzature. «E aumentato tutto in questi tre anni tranne la manutenzione», osserva Petrini, «il che vuol dire si lasciano deteriorare le strutture».
Entrando nel dettaglio, Castellucci ha sottolineato che «c'è stato un aumento del 32,8% delle spese per servizi esterni (cioé lavanderie, pulizie e mensa), e un aumento del 27,9% per le consulenze non sanitarie. In totale si è avuto un incremento del 13,3% delle spese. Segno più anche per la spesa farmaceutica, cresciuta del 5,1%. Ridotta, invece, l'incidenza della spesa del personale sulla spesa complessiva della sanità». Invece, secondo la Cgil è sugli altri capitoli elencati che bisognerebbe intervenire: il conteggio in questa direzione porta a un risparmio di 16 milioni e mezzo «da usare per il personale». «La spesa della sanità crescerà ancora», conclude Castellucci, «e già supera il 100% del bilancio della Regione. Se non si interviene in maniera forte si rischia un aumento della tassazione per i cittadini, e questo», avverte, «non lo permetteremo».

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