Data: 29/09/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Un gruppo ogni due consiglieri. Emiciclo, lievita il bilancio tra gettoni e assunzioni

PESCARA. Una migrazione senza precedenti. Tredici consiglieri regionali hanno cambiato casacca in Abruzzo. Uno su quattro ha lasciato le insegne politiche sotto le quali era stato eletto. Un record. Cui si somma quello della proliferazione dei gruppi. Che sono passati dai tredici dei mesi immediatamente seguenti il voto dell'Aprile 2005 ai diciannove di oggi. Con ricadute anche sui conti. Più gruppi, più costi. Così il bilancio del consiglio regionale si è appesantito fino a toccare quota un milione e 900mila euro l'anno, solo per la gestione dei gruppi. E la tendenza è al rialzo.
Basti pensare che nelle ultime settimane sono spuntati altri tre gruppi, per un aggravio sul bilancio della regione di 300 mila euro.
Certo sarebbe assai difficile oggi per i cittadini elettori, che appena 28 mesi fa hanno votato, riconoscere la geografia politica del consiglio regionale. Tanto è mutata rispetto al risultato delle urne. Un fenomeno che non è solo abruzzese. Quello del trasformismo e della migrazione, da un partito all'altro degli eletti è una male storico. Si fa risalire al Gabriele D'Annunzio, parlamentare, il primo caso illustre. D'Annunzio in quell'Italia post-unitaria passo dall'estrema destra all'estrema sinistra. Il "Vate" non tradì la natura di artista neanche in quella occasione, pronunciando una frase che è rimasta nella storia della politica. Lasciando i banchi della destra e dirigendosi verso quelli della sinistra disse: «Vado verso la vita». D'Annunzio non era uno stinco di santo. E chissà quali motivi politici e di opportunità pratiche si celavano dietro la frase "poetica" e la teatralità del gesto. Ma D'Annunzio era D'Annunzio. E a lui, all'artista, qualcosa si poteva perdonare.
E' un po' più difficile mandare giù per gli elettori certi passaggi dei nostri consiglieri regionali "migranti". E' vero che la politica nazionale vive all'interno di uno scenario cangiante, quanto movimentato, per non dire confuso. Ma appare assai difficile comprendere fino in fondo come sia possibile che su quaranta consiglieri eletti tredici hanno cambiato opinione, partito e gruppo nel volgere di due anni. La formazione di tanti gruppi, alcuni dei quali formati da due consiglieri, finisce poi per alimentare qualche dubbio.
Per ogni gruppo che nasce c'è la nomina di un presidente. Il consigliere eletto presidente percepisce un aumento dell'indennità mensile pari a 1.678 euro, che si aggiungono agli 7.274 ero mensili di indennità di "base".
Ogni gruppo, sulla base del numero dei suoi componenti, ha una struttura burocratica. Formata da un minimo di tre impiegati, scelti direttamente dal capogruppo. Assunti anche con contratti a termine, attingendo in molti casi al di fuori dalla rosa dei dipendenti regionali. Ogni gruppo, poi, deve avere un suo rappresentante all'interno delle commissioni regionali. Per la partecipazione alle riunioni delle commissioni, ai consiglieri nominati viene attribuita una indennità speciale, una sorta di "gettone di presenza". Più un gruppo è piccolo, maggiore il lavoro che si dovranno sobbarcare i suoi componenti, per «assicurare la rappresentanza» in tutte le commissioni. I consiglieri dei mini-gruppi si devono fare in quattro per essere presenti nelle varie commissioni. Sarà anche una fatica, ma a fine mese gli effetti in busta paga sono evidentissimi. Proprio queste considerazioni, unite alla staticità del quadro politico nazionale, finiscono per proiettare ombre sulla proliferazione dei gruppi. Al punto che finisce per apparire più come un malcostume, che non una prerogativa politica, costituzionalmente garantita.

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