Data: 02/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Welfare, Mirafiori boccia governo e sindacati. Assemblea con fischi e mugugni. «Se c'era Berlusconi gli operai erano già in piazza»

Per Airoldi (Fiom) si respira un'aria di forte delusione

TORINO. Gli operai di Mirafiori bocciano il governo Prodi. Lo fanno con sonori fischi ai sindacati confederali che, in fabbrica, si sono presentati per spiegare i contenuti dell'accordo sul welfare, siglato il 23 luglio scorso con il governo. «Se ci fosse stato un governo Berlusconi - dicono in molti - gli operai sarebbero già scesi in piazza». Invece, finora, pare che i sindacati siano riusciti a "incanalare" la protesta. Comunque l'accordo dovrà essere votato dai lavoratori, chiamati a dire sì o no, con una consultazione che si terrà dall'8 al 10 ottobre.
Ieri a Mirafiori, reparto lastratura e verniciatura, sono intervenuti il segretario della Uil, Luigi Angeletti, Morena Piccinini della segreteria confederale Cgil, una rappresentante della Cisl e il segretario generale della Fiom, Rinaldini.
«Ci siamo fatti sentire, i fischi non sono mancati, ma abbiamo anche voluto ascoltare per capire le ragioni di certe scelte», commenta un operaio davanti al cancello d'uscita. «Abbiamo detto che l'accordo non va bene - dice un altro - ma l'abbiamo fatto senza tirare le uova. Le contestazioni sono state civili». E un altro ancora: «Lavoro qui da dieci anni. Conosco i miei compagni. Se ci fosse stato un altro governo, ci sarebbe stata un'altra mobilitazione».
Un delegato Fiom, che si è detto favorevole al protocollo, è stato fischiato. Proprio la Fiom, l'ala più dura della Cgil, vuole precisare quanto avvenuto. «Si respira un clima di delusione per un governo che si pensava amico e un clima di forti critiche nei confronti con il sindacato che poteva fare di più», dice Giorgio Airaudo, che della Fiom è segretario provinciale a Torino.
E Airaudo dà anche una spiegazione ai fischi: «Non è stato certo un salotto di "Porta a porta", ma un'assemblea vera. Però non è stato un momento di vaff... e chi lo voleva è rimasto deluso».
Per Rinaldini, invece, intervenuto per ultimo, il voto del prossimo 8 ottobre non sarà "politico". «Gli operai - dice - non sono chiamati a votare sul governo, ma solo su un accordo sindacale. La cosa che più mi preoccupa? La scarsa partecipazione al referendum. Starebbe a indicare un elemento di scollatura ancora più profondo». Invece getta acqua sul fuoco il segretario della Uil. «Fischi? - dice Angeletti -. No, solo mugugni. Quando parlavano quelli del no, mugugnavano quelli del sì. E viceversa. Comunque c'era presente una nutrita schiera di promotori del no». «I malessere fra i lavoratori è alto - continua il leader della Uil - perchè hanno la consapevolezza di essere fra coloro che lavorano di più e guadagnano di meno. E adesso chiedono al sindacato di rendere conto di questa situazione». Angeletti racconta di un lavoratore, salito sul palco, per dire che «il governo non ci ascolta molto e anche se dice di essere di sinistra, fa cose che noi non condividiamo. Adesso sono necessarie due cose: rinnovare i contratti e ridurre le tasse sugli aumenti contrattuali».
Molti i commenti all'assemblea di Mirafiori. «Il messaggio che viene dalle fabbriche è chiaro - dice Maurizio Zipponi di Rifondazione comunista -. Gli operai sono profondamente delusi dal governo Prodi, si oppongono a un ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi e chiedono un cambiamento sostanziale nell'azione dell'esecutivo. E senza questi cambiamenti si chiamano fuori dalla disputa fra destra e sinistra». In serata il commento di Maroni (Lega Nord): «I mugugni degli operai nascondono un malessere vero nei confronti di un sindacato che si è arreso troppo facilmente al governo Prodi. E poi gli operai sono arrabbiati con il governo e con il centrosinistra che, su welfare e pensioni, ha tradito le promesse fatte in campagna elettorale».

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