Data: 05/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Autobus Arpa, odissea di una utente

Il due ottobre è una splendida giornata di sole, e io parto da Napoli, come da un po' di tempo, alle 14.40 con un autobus della linea Napoli-Pescara. Il viaggio dura nove ore. Un inferno. Perché? Sull'autostrada di Caserta, altezza Capua, l'autobus regionale Arpa, targato AH613NH, accosta su una piazzola d'emergenza su segnalazione di alcuni automobilisti. In questa piazzola circa quaranta passeggeri sono rimasti fermi tre ore a causa della rottura delle cinghie dell'autobus. Unica soluzione per concludere il viaggio, riferitaci dagli autisti, era quella di aspettare il passaggio dell'autobus successivo in partenza da Napoli alle 17.30, per mancata disponibilità di altri autobus. L'autobus da Napoli arriva verso le 18.15. Si lascia l'autostrada rilassati ma ancora con ansia. Infatti è l'ansia ad avere ragione perché appena dopo Castel di Sangro, anche il secondo autobus improvvisamente ci abbandona, a causa guasto definito poco grave ma non riparabile, lasciandoci al buio e con un fastidioso odore di fumo. Panico generale. Scendiamo e ci ritroviamo in una strada di montagna senza illuminazione. Subito gli autisti contattano l'agenzia Arpa di Sulmona, la quale risponde che non avrebbe fornito autobus di scorta perché la tratta in questione non era di loro competenza. Subito chiamiamo le forze dell'ordine che sopraggiunte sul luogo accendono i lampeggianti per segnalare l'autobus fermo. L'unica soluzione, riferitaci dagli autisti, era di attendere l'arrivo del precedente autobus, che nel frattempo era stato riparato in autostrada e che però doveva arrivare da Vairano aggiungendo così alle precedenti tre ore un'ulteriore ora e mezza d'attesa. Questa è la linea regionale Arpa che effettua quattro volte al giorno un viaggio di 300 km, e non è la prima volta che succede un disagio simile.
Rosanna Santoro

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