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PESCARA. «Prevale il sì». I referenti provinciali di Cgil, Cisl e Uil sono ultrafedeli alla consegna del silenzio arrivata dalle segreterie nazionali sui risultati del referendum sul welfare, decisi a non lasciare varchi alla polemica divampata in questi giorni con la sinistra radicale. Ma nel tono si legge la soddisfazione intanto per la grande affluenza alle urne registrata anche nel Pescarese: secondo dati parziali e ufficiosi del 75%, cioè a sfiorare i diecimila votanti. E di questi la stragrande maggioranza ha approvato l'accordo del 23 luglio su stato sociale, pensioni, ammortizzatori sociali abolizione dello scalone. La scuola è quella che sembra aver registrato il maggior numero di votanti, ma «la partecipazione è stata forte ovunque», si limitano a dire Umberto Coccia, segretario provinciale della Cisl, e Paolo Castellucci, segretario della camera del lavoro, che hanno atteso i responso delle urne insieme a Roberto Campo, della Uil, decisi a «tenere la bocca cucita», quanto a commenti e anche nel dispensare cifre: «I controlli sono complessi e accuratissimi», insistono, rispondendo così alle ipotesi di brogli nelle operazioni di voto che alla vigilia hanno infiammato gli animi nel centrosinistra. Seggi sono stati aperti ovunque: in tutte le scuole pescaresi, da quelle per l'infanzia, alle superiori. E così negli uffici pubblici. Grande affluenza nel settore trasporti, Arpa, Gtm, ferrovie, e anche nel terziario. Nelle grandi fabbriche? «Lo stesso». La lapidaria risposta. E se in qualche grande azienda privata del Pescarese possa avere invece vinto, o quantomeno essersi attestato su una percentuale significativa, il no al protocollo per ora non emerge. Non ne ha notizia neanche Marco Fars, segretario provinciale di Rifondazione, partito iper critico con l'accordo, che ha convocato una conferenza stampa per oggi su come «cambiare il protocollo su welfare e pensioni» e sulla manifestazione del 20 ottobre a Roma. La vittoria del sì soddisfa in pieno invece Luigi Di Giosaffatte, direttore dell'Unione Industriali di Pescara, il quale, in linea con le dichiarazioni a caldo di Montezemolo, difende i termini dell'accordo, «grande riconoscimento alle forze sindacali e datoriali». (l.d'i.) |