Data: 11/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE REFERENDUM (CHIETI) - L'antipolitica travolge le grandi fabbriche. Ma è alta la voglia di partecipare E nelle piccole aziende prevale il sì

CHIETI. Grande partecipazione nelle fabbriche della Val di Sangro, meno nelle realtà lavorative più piccole. Mediamente, l'affluenza al voto nel referendum promosso dal sindacato sul protocollo del welfare si stabilizzerà attorno al 60 per cento. Sono i primi dati di tendenza su una consultazione condita più dagli umori forti dell'antipolitica che dai temi, dibattuti uno per uno, su pensioni, precarietà del lavoro, giovani e legge Maroni. Il rito del referendum ha confermato che la forza di mobilitazione del sindacato è ancora molto forte.
Ma fa paura il malessere che emerge dalle centinaia di confronti organizzati dai rappresentanti di tutte le categorie sindacali nei luoghi di lavoro. Oggi si conoscerà l'esito della consultazione. Le previsioni dicono che in provincia di Chieti il sì riuscirà a vincere soltanto se saprà arginare l'ondata dei no che arriva dalle grandi fabbriche abruzzesi, lì dove il vento della delusione e dell'antipolitica soffia fortissimo e si sta trasformando in tempesta.
«Sì, condivido la preoccupazione», commenta il segretario generale della Cgil, Michele Marchioli, «ma non sono preoccupato per il sindacato, che si è dimostrato ancora una volta solido. I lavoratori, anche quelli che hanno espresso la linea più radicale, ci hanno ascoltato sempre con attenzione. Segno che la voglia di partecipare e confrontarsi è integra. Certo, sarebbe un ottimo risultato se nel Chietino vincesse il sì, perché noi crediamo nelle buone ragioni di questo protocollo e sappiamo che la contestazione ha come obiettivo soprattutto il ceto politico, tutto il ceto politico».
Il livello di tolleranza dei lavoratori delle grandi fabbriche, che stentano ad arrivare alla fine del mese con stipendi da fame, è ben al di sopra del limite di guardia. Un'altra contestazione che sale forte è quella dei giovani imprigionati in una condizione di precarietà che non trova sbocchi, mettendo in luce tutti i pericoli di una rottura generazionale e il legame di solidarietà che dovrebbe tenere uniti tutti i lavoratori. Inquietudini rilevate dal segretario Uil Antonio Cardo. «C'è un fenomeno di saturazione per la politica che fa impressione», ammette, «chi come noi ha la possibilità di tastare il polso della gente e di promuovere il dibattito si rende conto del malcontento che attraversa i lavoratori. La nostra impostazione è stata sempre quella di di circoscrivere la discussione sul protocollo del welfare, perché è su questo che ci siamo confrontati, ma non sempre è stato facile vincere il senso di rabbia e delusione nei confronti della politica. Credo che per il sindacato è stata l'ennesima dimostrazione di capacità organizzativa nel cercare di raggiungere tutti luoghi di lavoro, che sono tanti. E spiegare i motivi del perché questo protocollo sul welfare vada considerato come un'acquisizione di diritti, un miglioramento generale della condizione dei lavoratori e dei pensionati, il massimo che questo sindacato ha saputo ottenere al tavolo della trattativa».

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