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TERAMO. Il referendum sul welfare ha mobilitato almeno 15mila lavoratori in provincia di Teramo. I dati non sono definitivi in quanto la macchina elettorale ha visto una miriade di seggi in provincia, ben 241 suddivisi in diversi luoghi di lavoro dalle fabbriche, ai municipi alle sedi sindacali (a cui si sono rivolti soprattuto pensionati e precari). Le operazioni di voto, durate tre giorni, si sono concluse ieri alle 14. Alle 21 di ieri erano state scrutinate 10.131 schede. «Pensiamo che si andrà oltre risultato del referendum del 1996», osserva il segretario della Cgil Giampaolo Di Odoardo, «e quindi potremo superare i 15mila votanti. Questo lascia presumere un'affluenza alta, attualmente siamo al 70% di tutti i lavoratori coinvolti nelle assemblee. In alcune scuole e fabbriche si arriva all'80%, in altri luoghi di lavoro invece la percentuale è più bassa». Secondo Di Odoardo questa è «una grande prova di democrazia, perchè sottoponiamo un accordo sindacale ai lavoratori e i sindacati si atterranno al loro volere. I lavoratori hanno avuto tutto il materiale per valutare l'accordo che verte sul mercato del lavoro, sulle pensioni, gli ammortizzatori sociali». Secondo il sindacalista dalle assemblee è emerso che la gente è preoccupata «al di là del merito dell'accordo per cui credo ci sia un risultato positivo in provincia. Ma c'è un problema di reddito, non si arriva a fine mese. C'è preoccupazione rispetto al precariato, al mantenimento del posto di lavoro». Anche secondo Antonio Liberatori della Cisl c'è una «buona affluenza, sia nei luoghi di lavoro che nei seggi nelle sedi sindacali e le aule consiliari. Il referendum è un istituto democratico importante, a cui il sindacato ha già fatto ricorso in passato sugli accordi interconfederali. Questo accordo consta di quattro filoni importanti: previdenza, politiche per i giovani, mercato del lavoro e ammorizzatori sociali. Certamente non è esaustivo rispetto a tutti i problemi: manca la pressione fiscale sugli stipendi o il livello dei salari». L'impressione è che in provincia prevalgano i sì, anche se in alcune categorie il dissenso è forte. |