Data: 11/10/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pescara-L'Aquila sempre più lontane. I tempi lunghi della Statale 153: i fondi non ci sono ancora, poi appalto e lavori

PESCARA - Sarà tre volte Natale, e anche di più. Ma festa tutto l'anno proprio no, soprattutto per chi va dall'Aquila a Pescara e viceversa. Perchè la Statale 153 che collega i due capoluoghi e che ogni giorno veniva percorsa da migliaia di pendolari in bus o in auto, difficilmente riuscirà a riaprire a dicembre per santificare le feste, così come ha promesso la Regione. Chiusa da luglio, causa incendi. E abbandonata a se stessa: i massi che minacciano di cadere stanno lì, la Regione si è limitata a fotografarli per giustificare il pericolo di caduta e il successivo provvedimento di chiusura, ma non ha mai provato a farli cadere, magari approfittando della chiusura della strada. «Aspettiamo i fondi straordinari del governo Prodi» ha detto l'assessore alla Protezione civile Tommaso Ginoble. Aspettiamo, e nel frattempo piove e nevicherà, ma neppure un provvedimento di ordinaria manutenzione, neppure una messa in sicurezza dei massi, neppure una rete. O una regolamentazione della circolazione a sensi alterni, come già succede in altri tratti della 153, niente di niente. Perchè tanto chi se ne accorge? Certo, i pendolari: sicuramente non gli assessori che viaggiano in auto-blu con autista o fanno il traforo se vengono da Teramo o se ci impiegano mezz'ora di più tanto non devono timbrare il cartellino.
Aspettano, ma non sollecitano. Tanto che l'Abruzzo non viaggia secondo le procedure di urgenza, visto che è già stato escluso dalla prima ordinanza Prodi del 28 agosto scorso con cui sono state emesse disposizioni di protezione civile per il Lazio, la Campania, la Puglia, la Calabria e la Sicilia. «Esclusi perchè eravamo ancora in piena emergenza», si giustificano alla Regione, come se significasse qualcosa. Ma visto che il destino della strada dipende tutto da quei soldi, ieri l'ufficio stampa della Regione si è affrettato a comunicare che ieri mattina era stata consegnata a Prodi la bozza del decreto «che rende disponibili i fondi per i danni causati dagli incendi boschivi dell'estate scorsa. Il documento è stato concordato nella giornata di ieri tra le Abruzzo, Marche, Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Molise e Basilicata e il dipartimento della protezione civile». Il decreto, secondo Ginoble, mette a disposizione del commissario della Protezione civile Guido Bertolasto, la somma di cinque milioni di euro per i primi interventi urgenti per riparare i danni al patrimonio pubblico e privato nel periodo 24 giugno-31 ottobre 2007.
Ma una volta approvato il decreto, la strada sarà ancora e sempre più in salita. Per prima cosa, spiegano al ministero, bisognerà aspettare la pubblicazione della dichiarazione di emergenza, e poi definire l'intesa tra ministero e regioni. A quel punto Bertolaso assegnerà i fondi in base alle necessità e alle richieste dei singoli enti o privati. La richiesta della Regione, dell'Anas e della Provincia per la riapertura della strada non è stata ancora presentata nè c'è una stima precisa dei danni e dei costi. Senza contare che Bertolaso non dispenserà i soldi a piene mani e senza verifiche. Proprio ieri, parlando degli incendi dell'estate scorsa, ha puntato il dito contro le Regioni del sud: «E' ovvio che c'è stato un problema di coordinamento degli interventi a terra, ma la legge 353 dice che questo spetta alle Regioni che si devono dotare di sale operative unificate permanenti sotto la responsabilità di un direttore per il coordinamento degli interventi», e non è stato fatto.
E' quasi metà ottobre. Ammesso che i soldi vengano stanziati in settimana, resteranno scarsi due mesi per fare appalti e lavori. In condizioni climatiche già molto difficili. Sarà tre volte Natale, nel senso che almeno uno passerà. Sempre via-Capestrano.

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