Data: 12/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
SPECIALE REFERENDUM - La sinistra a Prodi: ora dipende da te. Welfare, Ferrero (Prc) ribadisce che senza modifiche voterà no

Oggi il protocollo al consiglio dei ministri Montezemolo incontra Epifani: l'intesa non va modificata

ROMA. La partita del welfare passa sul tavolo del consiglio dei ministri che, alle 10, comincerà a discutere come approvarlo. Dopo il consiglio dei ministri è stata convocata una riunione dei capigruppo per verificare come affrontare l'esame dell'aula.
Le resistenze della sinistra non vengono meno. Il ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, pur riconoscendo il valore indiscutibilmente democratico del referendum - «per me è una buona cosa» - ha insistito nel dire che durante le assemblee «è venuto fuori un grado di malessere sociale che ha portato alcuni lavoratori a votare no e altri sì». Per questa ragione, perchè il malessere è vero anche in coloro che hanno votato sì, il ministro ripete che se Prodi dice che il protocollo non si tocca «allora il mio voto non può che essere no. Se si può modificare e si concorda, allora può essere un sì».
Anche il ministro per le politiche ambientali Alfonso Pecoraro Scanio aspetta le parole del premier: «Ora valuteremo le proposte di Prodi perchè è necessario migliorare il protocollo dando più sicurezza ai lavoratori precari». Il segretario di Prc Franco Giordano sostiene che «se Prodi mostrerà di avere intenzione di apportare modifiche, ci asterremo, altrimenti voteremo contro». Oltre a Rifondazione c'è il dissenso dei Comunisti italiani. Marco Rizzo si è scagliato contro l'intesa: «Questo accordo è anche peggio della Maroni. In tutto questo parlare nessuno ha spiegato i contenuti del protocollo. L'accordo alza l'età pensionabile e solo per i primi 18 mesi è meglio della legge Maroni». Fabio Mussi sostiene che il sì ha prevalso, ma restano «dubbi grandi come una casa» sul vero siginificato di questo referendum.
Piero Fassino, segretario dei Ds, è ottimista sulla possibilità di un accordo sul protocollo del welfare. Rosy Bindi, ministro della Famiglia, afferma che si tratta di una grande vittoria anche per il governo. «Mi auguro» dice «che tutta la maggioranza legga il dato come un risultato positivo e si vada verso il voto in Parlamento sull'accordo». Anche il ministro del Welfare Cesare Damiano definisce «importante» l'affermazione del sì mentre il «no» che esce dalle grandi fabbriche «è un dato scontato. Sicuramente ha pesato la posizione negativa della Fiom».
C'è chi sostiene apertamente che questa sinistra radicale è una zavorra. Ad esempio Luca di Montezemolo, di rimando a Oliviero Diliberto che invita alla partecipazione alla manifestazione del 20, non nasconde che «su certe componenti di questo governo ci sarebbe un discorso lungo da fare e prima o poi si farà». Mauro Fabris, capogruppo dell'Udeur, polemizza con la sinistra: «E' gravissimo che si insista nel negare il voto dei propri ministri e ancor di più che voglia andare in piazza il 20 ottobre».
I socialisti di Enrico Boselli pregano di annullare la manifestazione «che rischia di diventare un referendum contro i lavoratorti che hanno votato sì», mentre Franco Turigliatto, senatore della sinistra critica e Salvatore Cannavò, deputato Prc, annunciano battaglia in Parlamento.
Sui loro consensi non si potrà contare perchè «il no vince nella categoria dei metalmeccanici e negli insediamenti industriali che hanno fatto grande il movimento operaio italiano».

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