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L'AQUILA. Serve una impresa disperata per salvare la Regione Abruzzo dal commissariamento e da nuove tasse per il deficit sanitario. Mancano sei giorni alla seduta del Consiglio regionale del 23 ottobre che deve approvare la variazione di Bilancio di 86 milioni di euro chiesta perentoriamente dal Governo per far rispettare il piano di rientro del debito dalla sanità ma, nella maggioranza di centrosinistra non c'è neppure il sentore di un accordo. Decisioni rinviate Per ora si discute ma non si decide nulla, in particolare, sui settori dove operare i drastici tagli per recuperare dal bilancio 2007 gli 86 milioni di euro da restituire alla Sanità. A complicare le cose anche la partita aperta della Omnibus che distribuisce finanziamenti a pioggia a Comuni ed associazioni. Così si ipotizza per i prossimi giorni un finale thrilling con quattro i provvedimenti finanziari collegati strettamente tra loro che costituiscono la variazione di bilancio. Si tratta di due manovre (una di 57 milioni, l'altra di 29), più la modifica alla Omnibus approvata dalla Giunta. Non è stato ancora fissato il calendario delle commissioni che devono esaminare i provvedimenti. Oggi è in programma una riunione della conferenza dei capigruppo che dovrà prendere qualche decisione. Auspici negativi Secondo il presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, le premesse non sono beneaugurati: «Bisogna ancora capire che cosa vuole fare la maggioranza», dice Roselli, «sei tempi i modi per uscire dall'emergenza ci sono». Roselli non vuole rispondere all'attacco del presidente della Commissione bilancio, Angelo Orlando, che ha criticato il suo no alla richiesta di convocazione straordinaria della commissione. Le parole di Roselli confermano le gravi difficoltà del centrosinistra a trovare un accordo su come gestire i tagli da fare tra Giunta e Consiglio. Ieri sera, inoltre la Margherita che con il capogruppo Maurizio Teodoro, ha annunciato «un approfondimento sui tagli fatti dalla giunta». In questo clima l'opposizione di centrodestra avanza sospetti sia sulla manovra anti-deficit sia sulle intenzioni del centrosinistra di evitare il commissariamento, che metterebbe in crisi buona parte dell'autonomia degli assessori, in particolare di quello al bilancio, Giovanni D'Amico. I sospetti della Cdl «Già a Marzo, nel momento in cui hanno contrattato con il Governo, l'Abruzzo è stato penalizzato rispetto a Campania e Lazio che non hanno firmato subito il patto anti-deficit per non gravare troppo sulle casse delle loro Regioni», osserva Giorgio De Matteis, capogruppo dell'Italia di Centro, «in Abruzzo si è proceduto in modo disordinato. Si è lanciato lo spauracchio della crisi finanziaria, si sono fatte riforme su ospedali e posti letto usando meccanismi che hanno prodotto maggiori oneri, rispetto alla necessità di contenere e redistribuire la spesa. Poi la patetica gestione della legge Omnibus, e la fuga dell'assessore D'Amico da ogni responsabilità, con la sua assenza in Consiglio». De Matteis insiste anche su un altra questione. «La clamorosa figura in negativo», fa presente, «rimediata dalla Regione Abruzzo con la finanziaria dello Stato che all'articole 23, lì dove sono presenti le 4 regioni sotto osservazione per il rientro dei debiti e l'accesso ai 9 miliardi di euro per il ripiano dei debiti, sono state inserite: Lazio, Campania, Puglia e Molise; l'Abruzzo è stato escluso. Questo fa pensare», concludce De Matteis, «o che ci siano clamorose coincidenze negative e sciatteria politica, oppure, c'è la volontà di arrivare al comissariamento, opzione studiata ad arte da parte della stessa giunta regionale». |