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Astenuti solo Ferrero e Bianchi (sinistra radicale). Bertinotti: modifiche in Parlamento ROMA. In un consiglio dei ministri di mezz'ora, convocato ieri sera dal presidente del Consiglio Romano Prodi, è stato approvato il ddl sul welfare, che, secondo il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta, «consentirà agli italiani di avere entro il 31 dicembre 2007» gli strumenti e gli aumenti previsti nel protocollo. Secondo il copione, i ministri che si rifanno a Rifondazione Paolo Ferrero e al Pdci Alessandro Bianchi si sono astenuti. Tutti gli altri, compresi Fabio Mussi (Sinistra democratica) e Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), hanno votato a favore. Ma il fatto che il provvedimento, che prima andrà al Quirinale, poi alle Camere, non sia stato approvato all'unanimità impedirà al premier di mettere la fiducia e quindi di «blindare» l'accordo impedendo qualsiasi altro cambiamento. Il testo aveva avuto il preventivo consenso del presidente della Confindustria Luca di Montezemolo e dei sindacati. «Il testo che mi ha fatto vedere Bombassei è condivisibile» aveva detto il presidente della Confindustria. E Guglielmo Epifani (Cgil) si è dichiarato «soddisfatto»: «Spero che sia finalmente finita questa situazione. Dal mio punto di vista non solo è stato rispettato il merito, ma forse è stato fatto ancora qualcosa in più». Il presidente della Camera Fausto Bertinotti aveva osservato in mattinata che «nella logica costituzionale, il Parlamento ha la completa sovranità nel decidere modifiche anche tenendo conto di tutti gli orientamenti, sebbene minoritari, presenti nel Paese». Insomma, pure se non si è sbilanciato, il presidente della Camera che due giorni fa aveva invitato a partecipare alla manifestazione contro la precarietà del lavoro indetta dalla sinistra il 20 pomeriggio, pensa che la lettura del Parlamento possa portare qualche modifica contro la legge 30. E' più chiaro Oliviero Diliberto (Pdci): «La sinistra farà battaglia in parlamento anche se si cercherà di evitare il patatatrac». Diliberto è stato anche critico sul partito democratico, accusandolo di essere un partito di centro «che va con la Dc» e sulla manifestazione di sabato: «La nostra iniziativa è stata poco divulgata perchè nel monocolore Pd c'è poco spazio per altri soggetti». Il segretario dei comunisti italiani, cita la richiesta dell'Ilo, un'agenzia delle Nazioni Unite, di una audizione speciale sulla legge 30 «perchè ha creato una situazione di precarietà preoccupante. In Italia dire queste cose sembra un reato di lesa maestà» Di giudizio opposto Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera. «Non si può pensare di rimettere in discussione alla Camera un'intesa così difficile. Noi potremmo anche auspicare che il governo metta la fiducia in aula sia alla Camera che al Senato costringendo ciascuno ad assumersi le proprie responsabilità». Anche i Verdi sono indecisi. «Mi sembra che rispetto a prima» commenta Pecoraro Scanio «le cose non siano state stravolte. Anzi sono stati risolti alcuni nodi». Per Veltroni, invece, l'accordo «è una ottima notizia. E' quello che avevamo sperato e sollecitato. Quindi sono molto contento perchè è un segno di ulteriore stabilizzazione e di apprezzamento dell'azione del governo». Secondo Paolo Ferrero non c'è nessuna spaccatura nella sinistra radicale. «C'è stata una replica del voto della scorsa settimana, ma la cosa che a me pare importante è che sulle modifiche non c'è divaricazione. Il punto centrale ora è la precarietà». Anche all'interno della maggioranza, c'è dissenso. Lamberto Dini ha anticipato di non conoscere il testo definitivo, ma c'era il suo dissenso sulle ipotesi circolate nei giorni scorsi. Il ministro per il commercio con l'estero Emma Bonino trova «sgradevole, inaccettabile il modo di procedere con un consiglio dei ministri convocato senza nemmeno essere messo nelle condizioni di leggere un testo complesso recapitato pochi minuti prima del Cdm». |