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ROMA. Alla fine tutti soddisfatti. Anche il vicepresidente della Confindustria Alberto Bombassei che aveva tuonato contro la riscrittura dell'accordo, definisce «un giusto compromesso» quello trovato ieri a Palazzo Chigi e poi trasmesso al consiglio dei ministri. Anzi, gli industriali credono «che ci si è molto avvicinati alle intenzioni, formulate da Confindustria all'inizio del Confronto». La parte previdenziale è stata la prima sulla quale ci si è accordati. Tornano le quattro finestre per le pensioni di anzianità, per chi ha maturato i quaranta anni di contributi e per le pensioni di vecchiaia. Sia per l'anzianità che per la vecchiaia le uscite sono state garantite fino al 2011, quando verrà riesaminata la questione. E' stato messo per iscritto, come aveva chiesto Guglielmo Epifani (Cgil), che i giovani che andranno in pensione nel 2011 con il nuovo sistema, avranno almeno il 60 per cento dell'ultima retribuzione. In questo senso è stato deciso, alla presenza della Confindustria e dei sindacati, di trascrivere anche nel dispositivo legislativo la disposizione così come è prevista nell'accordo del 23 luglio. Le prime intese erano state raggiunte già due sere fa, quando il governo aveva convenuto di far saltare il tetto massimo dei 5000 lavoratori che hanno impieghi «usuranti» e come tali sono esenti da qualsiasi forma di innalzamento dell'età. I sindacati e la sinistra avevano già eccepito che questa intesa non prevedeva l'inclusione dei lavoratori del turno di notte e coloro che fanno un lavoro «vincolato», l'ex catena di montaggio, che ora è meno vincolante, ma pur sempre ripetitivo. Il governo ha spiegato che comunque la spesa non sarebbe mai potuta crescere perchè quella era la posta da rispettare. I sindacati si sono impegnati a non oltrepassare la cifra. Il secondo punto sul quale si è trovato l'accordo è stato quel rialzo dello 0,9 per cento dei contributi, indipendentemente dalla valutazione dei risparmi che si potranno ottenere dalla riorganizzazione degli enti previdenziali. Invece la valutazione dei risparmi è tornata ad essere precedente a qualsiasi rialzo. «Questa sarà una giornata che porterà praticamente alla conclusione. Molti problemi sono già stati risolti» aveva detto il ministro del Welfare Cesare Damiano «ed in particolare quelli sugli aspetti previdenziali, mentre alcuni punti sul mercato del lavoro sono ancora aperti». L'intesa sul superamento della precarietà dei contratti a termine è stato l'ultimo pezzo del mosaico. Montezemolo, sentendo per telefono Bombassei ha sciolto le riserve sul welfare. «Siamo soddisfatti, perchè il protocollo è stato migliorato secondo le indicazioni che ci sono state date nel referendum» ha commentato Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil. I sindacati insistono perchè l'accordo venga blindato in parlamento e su questo trovano l'aperto disaccordo della sinistra radicale di governo. Secondo Luigi Angeletti «se il governo non è in grado di ottenere la fiducia su un accordo fatto con gli altri, ne deve trarre le conseguenze». Secondo lui l'unica strada per lo sviluppo economico «è quella di rendere conveniente assumere a tempo deteminato». Secondo Raffaele Bonanni (Cisl) le «nubi si stanno allontanando. Le questioni più ruvide sono state piallate». |