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MONTESILVANO. Pagare molto meglio i precari. Così che i soldi recuperati dal cuneo fiscale non finiscano solo alle imprese, ma il 50% sia dato ai lavoratori. «Ognuno dovrà non solo chiedere, ma chiedere e dare». Al segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni non manca la schiettezza. A Montesilvano per un'assemblea della Cisl, Bonanni tiene una conferenza stampa a tutto campo. Come prima questione risponde a Confindustria che chiede soldi per le imprese, per lui, invece, una buona parte dei denari deve andare a chi lavora senza garanzie. «L'abbattimento di cinque punti del cuneo fiscale promesso dal presidente del Consiglio, Prodi», calcola il segretario Cisl, «è quasi una manovra finanziaria: o la facciamo adesso, o non la facciamo più. Ma dare una massa così grande di soldi alle imprese nel momento in cui c'è una percezione così ampia della precarietà nel lavoro, al punto che ne parliamo dalla mattina alla sera. Va benissimo se si farà metà alle imprese e metà ai lavoratori. Fiscalmente in tal modo aiutiamo tutti, innalzando i contributi». Su come dare garanzie ai lavoratori precari, il segretario Cisl insiste molto. «Tutta questa baraonda sulla "Biagi" è di carattere politico, parliamoci chiaro», sottolinea Bonanni, «Delle correzioni alla legge si possono fare, le abbiamo pure chieste, ma l'indispensabile condizione è la messa a disposizione di ammortizzatori e risorse capaci di dare le tutele ai lavoratori flessibili». Il segretario nazionale della Cisl puntualizza anche quali sono i nodi da sciogliere. «L'instabilità e la precarietà», osserva, «non sono dovute solamente alla mancanza di un contratto a tempo indeterminato. A Cuba sono tutti a tempo indeterminato, ma lavorano per un pugno di dollari». «Il problema vero sono le paghe e le tutele per i lavoratori flessibili», insiste Bonaanni, «quando parlo di tutele mi riferisco a quanto si paga e a quanto si versa per andare in pensione al pari degli altri, a quanta formazione si paga per tenersi sempre in grado di concorrere sul mercato del lavoro, all'indennità di maternità, di malattia, al salario. E su queste voci dovrebbero prendere di più i lavoratori instabili rispetto agli altri». Nella sala stampa, in una pausa dell'assemblea regionale, c'è accaanto a Bonanni il segretario dell'Abruzzo, Gianni Tiburzi. Entrambi lanciano un invito al presidente della giunta regionale Del Turco a tenere in considerazione, con equilibrio il «dialogo con le forze sociali». Anche per l'Abruzzo Bonanni chiede dialogo e impegno unitario. Il leader nazionale della Cisl è anche più esplicito nel rivendicare tutele per i giovani al primo impiego, per le donne, per gli ultra cinquantenni. «Non vorrei», osserva con esplicita chiarezza, «che taluni facciano tutta questa baraonda sulla Biagi, una sorta di tempesta in un bicchiere d'acqua, per evitare il problema vero, che è quello di andare a dire alle imprese, ai commercianti e agli artigiani che devono scucire più soldi». Bonanni ha anche fatto il punto sul precariato ricordando alcune cifre: «solo un terzo dei lavoratori italiani, quelli della grande impresa manifatturiera e dei servizi, oltre a quelli del pubblico impiego, hanno il massimo delle tutele. Gli atipici sono i paria del mercato del lavoro italiano. Perchè il 17% di contribuzione significa il 17% di sostegno. Avrebbero bisogno di triplicare questa percentuale». |